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sabato 13 giugno 2009

E adesso?

Passate le elezioni  il nuovo Parlamento Europeo dovrà rendere noti i suoi propositi: politiche sociali, migratorie, alimentari, economiche, ambientali. Fino ad ora i partiti vincenti in diverse nazioni hanno puntato le proprie campagne elettorali su argomenti in grado di attrarre voti facili da parte della maggioranza, ora però si tratta di risolvere questioni in ballo da tempo e di capire che volto dovrà assumere questa nuova Unione in un momento politico di nazionalismo convinto, di rifiuto della condivisione o quanto meno di scetticismo verso il proprio vicino. Servono programmi.
Che succederà?
Niente di nuovo dal fronte occidentale.

martedì 9 giugno 2009

Di crisi e di colpe

Riporto un articolo di Repubblica che ben riassume la situazione dopo le europee. Ad ognuno le sue colpe. Gi che ci sono aggiungo che Olanda, Ungheria e Gran Bretagna, oltre all'Italia, manderanno in parlamento chi 2, chi 4 parlamentari di estrema destra e dichiaratamente nazionalsocialisti. Crisi e diffidenza dilagano come la peste...

Che siano al potere o all'opposizione, i partiti conservatori hanno approfittato delle paure degli elettori di fronte alla crisi. La sinistra, in netto calo in tutto il continente, attraversa una "crisi di linguaggio": non è riuscita a parlare al suo elettorato di riferimento, sostiene La Repubblica.

"L'Europa della crisi e delle grandi paure guarda a destra", commenta il corrispondente da Bruxelles de La Repubblica Andrea Bonanni di fronte ai risultati delle elezioni europee. Il successo dei popolari e la drammatica crisi dei socialisti sono infatti il dato più evidente all'indomani del voto.

"La destra moderata riesce paradossalmente a incassare su due fronti: dove è al governo, come in Francia, in Italia, in Germania, vince il messaggio di forza tranquilla, in grado di intercettare e calmare le paure dell’elettorato", scrive Bonanni. "Là dove è all’opposizione, come in Spagna o in Gran Bretagna, incassa invece il dividendo del voto di protesta che fa pagare alle forze di governo lo scotto della crisi economica."

Il Pse raccoglie invece ancor meno di quanto ci si aspettasse. I socialisti europei attraversano una grave "crisi di linguaggio: una afasia nei confronti del proprio elettorato tradizionale e di quello potenzialmente nuovo." Il calo socialista è parzialmente compensato dai buoni risultati dei Verdi, soprattutto in Francia, e dell'estrema sinistra. Ma a crescere è soprattutto la destra antieuropea, che in Gran Bretagna, Austria, Paesi Bassi e Ungheria ha saputo sfruttare la paura per le conseguenze sociali della crisi e il desiderio di un nuovo "ordine morale e razziale".

Il risultato delle elezioni, infine, dovrebbe spianare definitivamente la strada alla riconferma del presidente della Commissione, il popolare José Manuel Barroso. Il crollo dei laburisti sembra invece offuscare la stella di Tony Blair, candidato al posto di primo presidente Ue. I socialisti restano però la seconda forza a Strasburgo e con ogni probabilità rivendicheranno comunque la poltrona. E "quale candidato risulterebbe meno 'socialista' e più gradito alle destre che l’ex premier britannico?", conclude Bonanni.

lunedì 8 giugno 2009

Gli effetti della disinformazione

La campagna elettorale in vista delle Europee si è svolta in questo modo: 4 settimane dedicate alla xenofobia e ai respingimenti degli immigrati, spacciati per grandi risultati politico/sociali, 2 settimane di propaganda scandalistica sulle doti virili di Berlusconi e conseguente esposizione mediatica per il PDL; 3 giorni di scandalo Mills prontamente insabbiato (ma il reato sussiste); 2 serate di 47 minuti su rai-2 e 90 minuti su sky dedicate al pdl con Berlusconi presente in trasmissione; 15 minuti su rai-3 per Franceschini, 8 minuti per Di Pietro. I vari telegiornali nazionali hanno poi dedicato i loro miseri servizi pre-elezioni a delle brevissime carrellate sui principali esponenti dei Radicali e Lista Melchiorre. Praticamente zero lo spazio concesso agli altri pariti: su tutti le liste civiche, rinfondazione, sinistra e libertà. A zero invece lo spazio dedicato all'informazione e alla sensibilizzazione in merito al ruolo del parlamento europeo, della sua importanza strategica per la formulazione di leggi quadro fondamentali per il nostro e per gli altri paesi dell'Unione. Questo ha portato l'astensionismo a livelli molto alti anche se stranamente più bassi rispetto ad altri stati. Ciò di cui sopra invece ha portato ovviamente ad orientare i voti verso il pdl che comunque si riconferma per la sua politica maschia e populista, la prima scelta degli italiani. D'altra parte l'elettore di sinistra si trova in difficoltà per mancanza di leadership, di piani a lungo termine, di volti capaci di essere credibili. Fatale comunque l'errore di Sinistra e libertà e rifondazione di non presentarsi alle elezioni assieme ma come gruppi separati. Risultato? Mancato raggiungimento del quorum per entrambi. Non c'è stato comunque il plebiscito che si aspettava Berlusconi, e menomale, forse è stata una conseguenza positiva dell'astensionismo (Sicilia e Sardegna di solito bacino di voti di destra, praticamente non hanno votato: astensionismo al 50%, sempre per i motivi di cui sopra). Spiace vedere tutto questo astensionismo, spiace vedere che i media siano troppo impegnati in questioni scandalistiche rispetto ad impiegare lo spazio sulle loro pagine per informare la gente e renderla consapevole di temi importanti quali l'Europa. La colpa non è tutta loro ma di certo hanno grosse responsabilità.

mercoledì 3 giugno 2009

L'ora dell'estremo

Nella bolla di vuoto intellettuale che si è creata nella nostra politica, in un momento storico dove il dibattito tende a scomparire in favore di un plebiscito imposto dal pensiero mediatico, dove il contraddittorio si è tramutato in canzonatura e dove l'opposizione ha perso il senso di se, credo sia tempo in queste elezioni parlamentari europee di dare spazio a tutto ciò che in qualche modo potrebbe, almeno sulla carta, alzare il livello del dibattito, dello scontro se scontro deve essere. 
Credo che l'appiattimento delle ideologie che porta sinistra democratica ad aspirare ad un'immagine di destra (vedi PD nei confronti di PDL), il centro a ad essere centro e come tale poco utile alla causa, la destra ad essere sempre più estrema già di suo nel suo non essere nulla di concreto e credibile al di fuori del teleschermo e della influenza grazie ad esso esercitata, debba essere contrastato con voti che mirino a far superare il 4% a partiti nuovi o quantomeno a partiti in grado di porsi come radicali e decisi. Ancora: a personaggi politici che abbiano in se la forza intellettuale di controbattere, di comprendere il vuoto, di interpretarlo e di inserirvici in modo intelligente, non caciarone. Intellettuale. 
I partiti ci sono, piccoli, forse insignificanti, ma ci sono. Alcune personalità importanti come Valerio Evangelisti (scrittore ed intellettuale candidato per Rifondazione comunista) e Claudio Fava (giornalista, commissario di inchiesta sulle extraordinary rendition..., candidato per Sinistra e libertà) rispondono per vocazione e per passato militante a questo breve, personale, identikit del candidato verso cui far propendere il voto. Ognuno farà la propria scelta. Io personalmente credo sia ora di orientarla in maniera decisa verso una sinistra che per quanto debole, possa in qualche modo, piano piano, tornare ad acquisire credibilità di pensiero, ideologica prima che fattuale. E' ora di rompere quella bolla di cui sopra. Non succederà in queste elezioni, ma spero che almeno un piccolo seme si possa gettare lì, in quel parlamento Europeo che è destinato a giocare sempre più un ruolo fondamentale sulle nostre vite e che sarebbe un peccato lasciare in mano a grosse coalizioni mediatico/capitalistiche che già governano il nostro piccolo paese. Il bisogno di cambiare è estremo.