Visualizzazione post con etichetta USA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta USA. Mostra tutti i post

martedì 10 aprile 2012

Di rientro

Appena rientrato dal viaggio annuale negli States, più di altre volte mi chiedo quanto ci sia di vero e quanto ci sia finto in ciò che ho visto: dai rapporti sociali ai siti "storici", dalle dinamiche di gruppo all'integrazione, passando dal razzismo ai luoghi di aggregazione. E ancora campus, cibo, stadi, giardini, dialoghi. Ogni dettaglio sembra studiato ad arte per uno show di cui forse non comprendo pienamente le dimensioni, le proporzioni, i pesi. Di vero c'è che sono gli unici americani che abbiamo, per citare un noto americanofilo sportivo, e bisogna decidere in che misura prendere e in quale lasciare. Un immenso gioco in cui si confondono verità e finzione. In cui credo nessuno abbia ben capito ciò che è costruito e ciò che è veritiero. Tornerò sull'argomento. Luke

lunedì 21 giugno 2010

Stati uniti, arizona e nuovo (?) razzismo

Segnalo di seguito una vicenda molto importante che sta sfuggendo un po' dai radar dei giornali e blog nostrani e che è un segnale di un nuovo razzismo che sta nascendo in USA nonostante la presidenza di Obama.
Juan Varela era un immigrato messicano in Arizona addirittura di terza generazione. Aveva 44 anni, era nato negli Stati Uniti come suo padre e viveva nelle vicinanze di Phoenix nell’Arizona che a fine aprile ha approvato le leggi discriminatorie contro gli immigrati che hanno causato il ripudio di una parte importante della comunità internazionale. Era stato suo nonno, al tempo del Plan Bracero, a passare verso Nord la frontiera artificiale di quello che un tempo era tutto Messico. Lo ha assassinato Thomas Kelly, un suo vicino, dopo averlo più volte “invitato” (ci sono almeno sei testimonianze diverse di espressioni razziste di Kelly verso Varela) a tornarsene in Messico. L’omicidio è avvenuto il 6 maggio, appena pochi giorni dopo l’approvazione delle leggi discriminatorie, ma solo dopo lunghe tergiversazioni legali per far passare il delitto come una lite causata dall’alcool, solo il 9 giugno l’aggravante dell’odio razziale è stata rubricata come aggravante.
L’omicidio razzista di Varela contribuisce a creare una sensazione di fastidio e in qualche caso di ripudio verso gli Stati Uniti che sta aumentando negli ultimi mesi nel paese. Complice la porosità della frontiera binazionale e la tragedia del Trattato di Libero Commercio del 1994, che ha costretto ad abbandonare il paese almeno una dozzina di milioni di persone, quasi tutti i messicani hanno oramai parenti e amici dall’altra parte della frontiera. Durante molti anni, perfino durante la presidenza di George Bush figlio e nonostante il muro della vergogna che segna la frontiera fittizia tra i due paesi, hanno continuato a guardare agli Stati Uniti con simpatia e desiderio in maniera sensibilmente maggiore rispetto al resto del Continente.

All’arrivo di Barack Obama tale simpatia si è estesa ancora ma ora, dopo oltre un anno di attesa di una legge che migliori le condizioni dei migranti, il credito appare finito. La goccia che ha fatto traboccare il vaso sono state proprio le leggi razziali dell’Arizona che, lungi dal dare una risposta ai migranti, li criminalizzano. Dal prossimo 28 luglio chiunque è sospetto di non essere in regola potrà essere detenuto arbitrariamente fino a sei mesi e multato pesantemente prima di essere espulso. È una legge voluta per poter ancor di più conculcare, in un momento di crisi economica, i diritti dei lavoratori migranti impossibilitati così sotto la minaccia dell’arresto e della deportazione a resistere a qualunque abuso dei datori di lavoro.

Nonostante Obama abbia condannato con parole molto dure la legge dell’Arizona “è una legge irresponsabile che contraddice i principi basilari della giustizia statunitense” questa ha fatto esplodere anche verso il presidente la valvola del risentimento rilevata dai sondaggi internazionali PEW. In Messico la quota di abitanti che aveva una opinione favorevole degli Stati Uniti era nel 2000 del 68% per scendere gradualmente dopo l’11 settembre fino al 47% dell’ultimo periodo di governo Bush e risalire al 69% al momento dell’entrata in carica di Obama. Ancora poche settimane prime dell’approvazione della legge discriminatoria in Arizona l’approvazione si manteneva al 62% per passare repentinamente al 44% attuale. Adesso il caso Varela, seguito con attenzione a Sud del Rio Bravo, contribuisce ad aggravare il solco tra i due paesi.

martedì 23 marzo 2010

Sanità USA, prima svolta storica

Nonostante un testo riveduto e corretto in molti punti per non perdere i voti necessari da parte di alcuni repubblicani, tra cui gli anti-abortisti, arriva il primo si della Camera alla storica riforma della sanità promossa da Obama. 219 voti favorevoli contro 212 contrari. Grazie alla nuova riforma altri 30 milioni di americani riceveranno copertura sanitaria e non sarà più possibile per le compagnie assicurative rifiutare una polizza a malati gravi perchè troppo dispendiosi, o a chi per colpa di un'asma cronica, si vedeva rifiutata la copertura anche per malattie di ben altra natura. Cade così, tra mille polemiche di capitalisti repubblicani senza scrupoli, una delle vergogne più grosse degli USA da che esistono. Grande sostenitore della riforma, anche con il suo film "Sicko" precedente all'insediamento di Obama, è Michael Moore che proprio oggi sul suo blog dedica la vittoria ai repubblicani. Ecco cosa scrive lodando la riforma e criticandone al contempo le modalità di entrata in vigore e gli addolcimenti che il presidente ha dovuto concedere ai repubblicani (l'alternativa era non arrivare nemmeno con la proposta di legge alla camera):

La gran cosa della riforma sanitaria appena approvata? Salverà anche la vita dei Repubblicani «Grazie al voto dell'altra notte, anche vostro figlio malato di asma fin dalla nascita sarà assicurato, dopo aver sofferto per i suoi primi nove anni di vita, in quanto bambino americano con una malattia pre-esistente». Grazie al voto, «il vostro ragazzo di 23 anni investito da un automobilista ubriaco, che dovrà passare sei mesi ricoverato in ospedale, non vi manderà in bancarotta, perchè sarete in grado di tenerlo sulla vostra polizza assicurativa». Inoltre «dopo che il cancro sarà tornato per la terza volta, causando un ennesimo esborso di 200mila dollari in spese salvavita, la vostra assicurazione dovrà commettere un atto criminale solo a pensare» di liberarsi di voi. «Sì, miei cari amici Repubblicani anche se vi siete opposti a questa legge sanitaria, ci siamo assicurati che tuteli anche voi, in caso di necessità». «So che siete arrabbiati adesso. So che probabilmente pensate che se foste stati spezzati da una malattia, o cacciati di casa per bancarotta sanitaria, vi sareste in qualche modo rialzati e sareste sopravvissuti. So che è una storia confortante da raccontarsi, e che se John Wayne fosse stato ancora vivo sono sicuro che avrebbe potuto farci un film, per voi». Ma la realtà è che queste compagnie assicurative hanno «una sola missione: spremere da voi più soldi possibile, e poi lavorare come demoni per negare qualsiasi copertura e aiuto quando vi ammalate». Così «quando un giorno vi troverete all'improvviso colpiti da una una malattia potenzialmente letale, forse ringrazierete questi socialisti rosa, questi Democratici innamorati del Canada per quello che hanno fatto domenica sera». Sè è di qualche consolazione i ladri che dirigono le compagnie assicurative cercheranno ancora di negare la copertura agli adulti con condizioni pre-esistenti per i prossimi quattro anni». E in caso di violazioni «dovranno pagare appena 100 dollari al giorno. E, questa è la parte migliore, la nuova legge chiederà a tutti i cittadini che non sono poveri o anziani di sottoscrivere un controllo presso un'assicurazione sanitaria». È «una giornata favolosa per queste compagnie».

I CONTENUTI DELLA RIFORMA La riforma della Sanità americana approvata dalla Camera trasformerà le regole del gioco dell'assistenza negli Usa. Questi i cambiamenti chiave introdotti dalla nuova legge. -ASSISTENZA 'QUASÌ UNIVERSALE - Sono 32 milioni i cittadini americani che con la riforma avranno una copertura assicurativa, di cui oggi sono privi. A partire dal 2014 la maggior parte degli americani sarà tenuta ad avere una assicurazione sanitaria. In caso contrario sarà costretta a pagare una multa. Ciò - secondo le stime del governo - farà sì che il 94-95% della popolazione (cittadini e residenti 'legalì), avrà copertura sanitaria entro il 2019. -SUSSIDI AI MENO ABBIENTI - A partire dal 2014 il piano di assistenza per i più poveri (Medicaid) verrà significativamente ampliato ed includerà gratuitamente ogni individuo che guadagni meno di 14.404 dollari l'anno e ogni famiglia di quattro persone con un introito annuo entro i 29.326 dollari. Con questa misura 16 milioni di cittadini avranno copertura. - SGRAVI FISCALI PER LA MIDDLE CLASS - Le famiglie con reddito fino a 88.200 dollari riceveranno crediti fiscali per coprire buona parte dei costi della assicurazione sanitaria. Per i redditi inferiori (meno di 33.000 dollari) il costo della sanità sarà quasi interamente coperto dai sussidi. - MALATTIE PRE-ESISTENTI - Contrariamente a quanto permesso sinora, dal 2014 in avanti le assicurazioni sanitarie non potranno più rifiutarsi di vendere le proprie polizze ai cittadini con malattie pre-esistenti, nè caricare costi esorbitanti per questi pazienti o rescindere le polizze in caso di sopravvenuta malattia. Da oggi al 2014 i cittadini malati potranno accedere a coperture 'ad hoc' previste con particolari assicurazioni. Le compagnie saranno tenute inoltre a far rientrare sotto la copertura assicurativa dei genitori anche i figli fino a 26 anni di età. - COPERTURA MINIMA GARANTITA - Le assicurazioni dovranno coprire almeno il 60% dei costi di servizi e cure sanitarie. Nessuna famiglia dovrà mai spendere di tasca propria più di 11.900 dollari l'anno. - MULTE PER I DATORI DI LAVORO - Le aziende con 50 o più dipendenti verranno multate se non offriranno copertura sanitaria ai loro impiegati. - MEDICARE, LA ASSISTENZA PER GLI ANZIANI - Da quest'anno tutte le analisi preventive (quali colonscopia, test della prostata) saranno gratis per chi riceve Medicare. Miglioreranno anche i benefici per gli anziani riguardanti i ticket sui farmaci: per il 2020 la maggior parte degli assicurati non pagherà più del 25% del costo dei medicinali. Una volta raggiunta una certa cifra questa percentuale scenderà al 5%.

sabato 7 novembre 2009

Extraordinary renditions: il capitolo Abu Omar si chiude, o quasi.

Nel febbraio del 2003 a Milano veniva rapito da agenti della CIA in collaborazione con i servizi segreti italiani (Sismi) l'imam Abu Omar indagato per terrorismo internazionale. Il rapimento, come documentato nel libro/inchiesta del 2007 di Claudio Fava "Quei bravi ragazzi", si inseriva nella procedura ormai standard messa in atto dalla CIA nella lotta al terrorismo: rapire il sospettato, trasportarlo con la forza in Egitto, Polonia o Marocco ed estorcere informazioni con l'utilizzo della tortura (forse vi dirà qualcosa il termine waterboarding). In breve Abu Omar come molti altri sospettati post 11 settembre 2001, ha fatto parte di quelle operazioni definite "consegne straordinarie", o meglio "Extraordinary Rendition", grazie al quale la CIA su esplicito ordine di Rumsfeld e Bush, si ergeva di fatto a giudice e boia di detenuti sospettati di possibili (spesso labili) associazioni con Al Queda. In barba alla convenzione di Ginevra, al rispetto dei diritti umani, creando una falla nel sistema giudiziario statunitense ed internazionale noto con il nome di "black hole" e facendo uso dei "black sites", ovvero prigioni appositamente dedicate alla reclusione dei sospettati terroristi di cui Abu Graib e Guantanamo sono solo le più note. Abu Omar è stato rapito nel 2003 e a 6 anni dall'evento e dopo 5 di indagini per capire chi acconsentì in Italia a permettere la caccia all'uomo (al capro espiatorio per meglio dire) degli USA e quale rete di interconnessioni tra governo italiano, americano, servizi segreti italiani ed americani vi fosse dietro a tutta l'operazione, si è arrivati finalmente ad una sentenza finale. 5 anni di reclusione a 23 uomini della CIA per sequestro e tortura, nessuno invece per Nicolò Pollari e Marco Mancini, rispettivamente direttore e vice del Sismi perchè ciò che commisero quel pomeriggio a Milano, è coperto da segreto di Stato. Nell'Italia delle stragi di Stato impunite ciò non stupisce chiaramente, ma vale comunque la pena di sottolinearlo dato che se i 23 agenti della CIA sono stati ritenuti colpevoli, altrettanto doveva essere per chi volente (!) o nolente, era quantomeno connivente in merito alla questione. Governo Prodi prima e Berlusconi poi, hanno però fatto in modo che questo non accadesse mantenendo assoluto riserbo su una faccenda che conoscevano bene e per cui il segreto di Stato ed il silenzio procedurale era fondamentale. Una sentenza che dovrebbe fare discutere parecchio ma di cui, statene certi, si sentirà parlare veramente poco e sicuramente non in modo approfondito. E sì che l'argomento è fondamentale nel clima legislativo, penale, sociale creatosi dopo l'11 settembre, quando la parola terrorista ha di fatto creato un nuovo status della condizione umana per la quale ancora non esistono leggi specifiche ma, appunto, solo buchi legislativi di cui si sono approfittati i tanto acclamati paladini della giustizia occidentale. Se volete saperne di più sull'argomento vi consiglio di leggere: Claudio Fava - "quei bravi ragazzi" e Andrea Purgatori - "Il caso di Abu Omar". Esiste anche un film del 2008 basato sull'inchiesta della commissione europea sulle Rendition che si intitola proprio "Rendition", è molto edulcorato ma puòservire per una infarinatura.

sabato 10 ottobre 2009

Barlumi 2

Ad alcuni è sembrato azzardato, ad altri giustissimo e l'unico possibile. Il Nobel ad Obama fa discutere. Personalmente lo ritengo giusto e meritato se interpretato come simbolo, come simulacro di tutto ciò che il popolo afroamericano e in generale i popoli oppressi, hanno dovuto affrontare nel corso dei secoli scorsi. Il Nobel ad Obama in questo senso è un punto di arrivo ma anche di ripartenza ed è giusto celebrare simbolicamente queste grandi conquiste con un premio, un simbolo che premia anche la capacità di Obama di ispirare una nuova generazione, di dare speranza in tempi bui (il discorso del Cairo o quello di Philadelphia sono solo 2 fra i tanti). Ha ancora tanto da fare e non potrà certo farlo da solo, ma non per questo si può dire che fin'ora non abbia già fatto tanto (soprattutto se paragonato a nobel del recente passato...) e che non si meriti il riconoscimento che ha avuto. Starà però a lui continuare a dimostrare con i fatti di esserselo meritato fino in fondo. A ben vedere infatti, le guerre in Iraq e Afganistan continuano e non so quanto possa essere fino in fondo giudicato pacifista il capo di una nazione che sta massacrando altri popoli, vero che non sono guerre propriamente "sue" e che non dipende tutto da lui, però ci sarebbero molti discorsi da fare in merito.

venerdì 11 settembre 2009

Beck, il televangelismo e la minaccia mediatica

Negli USA lunedì scorso si è dimesso tra lo stupore generale, il consigliere della Casa Bianca per l'ambiente Van Jones, ferreo sostenitore delle politiche ambientali sulla riduzione delle emissioni carboniche ed il promotore di una serie di proposte ambientali che gli USA presenteranno alle prossime conferenze dell'ONU sul cambiamento climatico. A farne lo scalpo sono stati essenzialmente i rumors che tale Glenn Beck, nome che credo sentirete nominare spesso nel corso dell'amministrazione Obama, ha diffuso per il web ed attraverso i network televisivi. Glenn Beck è infatti l'anchorman di Fox news, network repubblicano per eccellenza arci-noto per le proprie campagne pro Bush e anticomuniste anche nel recente passato. Beck è quello che viene definito un televangelista in grado di influenzare con le proprie doti di opinionista, una grande fetta di pubblico tendenzialmente conservatore mettendolo sempre in guardia dai riformisti e dai radicali, utilizzando nei suoi discorsi toni apocalittici tipicamente americani. Fu lui per esempio ad ipotizzare la fede islamica di Obama e a rincarare la dose sugli scandali dei seggi di Chicago, in un operazione continua di vetting (pratica che consiste nello screditare l'avversario scovando piccoli scheletri nell'armadio di personaggi pubblici, vedi risse in prima elementare, cannette fumate ad una festa ecc.) contro il presidente in carica. La teoria principale del repubblicano, supportato chiaramente dalla minoranza in parlamento, è quella che Obama stia segretamente infiltrando nel governo una colonna di comunisti con l'intento di portare avanti un progetto radicale, marxista, rivoluzionario. Tutte parole chiave che gli americani non vogliono sentire. Nel caso di Van Jones, questi ha dovuto dimettersi perchè accusato di posizioni radicali nella lotta per il Black Power (Jones è afroamericano) negli anni '70 e soprattutto per aver osato dubitare delle buone intenzioni del presidente Bush nella gestione del post e pre 11 settembre. Fatti dei quali si era "macchiato" appunto, ritenuti ben più importanti della sua campagna di sensibilizzazione ambientale o del suo seminale libro Green Collar Economy, o delle sue proposte concrete contro l'inquinamento. Obama perde così per colpa di un Network televisivo e di un evangelista diabolico, una pedina fondamentale del proprio governo e nell'affermazione mondiale delle politiche ambientali. il che, con buona pace di Beck, dovrebbe essere un obbiettivo indipendente dalla frangia politica e dovrebbe riguardare l'umanità intera, lui compreso. Ancora una volta la politica si dimostra impotente davanti alle logiche mediatiche.

venerdì 5 giugno 2009

The Speech 2

Quello a cui abbiamo assistito ieri è stato forse il punto ideologicamente più alto espresso da una personalità politica negli ultimi 30 anni. Anzi, forse da quel 1968 in cui ci lasciò Marthin Luther King. Abbiamo assistito ad un passo avanti importante fatto con uno stile, una memoria, diversi. Abbiamo visto mondi incontrarsi, ideologie farsi flusso di parole e abbracciarsi. Contrasti limarsi, squarci aprirsi, coscienze espandersi. 
Obama ha mostrato se stesso, i contrasti che da solo rappresenta, e si è fatto ideale, nazione, NAZIONI. Lo ha fatto ricordando il passato con finezze meravigliose come quella su Thomas Jefferson e sul corano che gelosamente custodiva nella sua libreria, ai tempi della fondazione degli USA. O come quella ideologica sul ruolo della donna che non è egualitario se si esprime attraverso l'apparire, ma solo se nella parola uguaglianza è compreso l'accesso paritario ad istruzione, diritti e doveri. Barack, crocevia di culture vivente, ha sublimato se stesso nell'essenza ideologica suprema che vede popoli e culture completarsi. Ha dimostrato di conoscere le altre culture, di volerci entrare, di possederne le basi. 
Che sia davvero un nuovo inizio o meno, Barack ha mostrato ieri, quanto grande può essere un uomo, quanto in alto può alzarsi il ragionamento, la comprensione umana. Lo ha fatto da americano, da kenyota, da uomo di fede, da cittadino del mondo. E' ora che gli altri leader mondiali non si limitino solo ad applaudirlo, ma inizino a fare proprie queste perle ideologiche. In un momento in cui la diversità, soprattutto in Italia, è additata come il male per una nazione, Barack ha dato la giusta risposta. Nemmeno il papà ci è mai riuscito in questo modo...
A buon intenditore...

giovedì 4 giugno 2009

The Speech

Il più gran passo avanti ideologico degli ultimi 20 anni.

martedì 19 maggio 2009

Bush "assolto"

Senza troppo clamore ieri la Corte Suprema degli Stati Uniti d'America ha ribaltato una sentenza dello stato di New York che rendeva perseguibili George Bush ed il vertice dell'FBI per i crimini di guerra commessi contro i prigionieri trattenuti nelle basi di Guantanamo Bay e Abhu Graib, nonchè per le pratiche di tortura avvallate come il "water boarding" e la privazione del sonno agli stessi prigionieri. Con 5 voti contro 4, la possibilità di perseguire gli imputati cade e quindi Bush e soci si ritrovano ora senza capi d'accusa. Il che lasciatemelo dire, è una sentenza criminosa di per se stessa.

mercoledì 8 aprile 2009

Liberi di vedere

Il fatto è passato un po' sotto silenzio, ma in questi giorni negli USA è stato finalmente cancellato da parte del presidente Obama, il divieto di mostrare in tv il ritorno dalla guerra dei corpi dei marines nelle bare. Il divieto, era stato posto da Bush senior già nel 1991 durante la guerra del Golfo e se ne parla infatti anche nello splendido e recente docu-film di Oliver Stone "W.". Le motivazioni che lo sostenevano erano ovviamente di carattere propagandistico: evitare di mostrare chiaramente gli effetti della guerra sui soldati americani. Leggere su un giornale la cifra dei morti in combattimento infatti, non ha lo stesso effetto rispetto a mostrarne i corpi avvolti nella bandiera americana. Togliere questo divieto significa quantomeno non tenere la testa degli americani nascosta a forza sotto la sabbia.

martedì 31 marzo 2009

Good Company and Bad Company

Ciò che fa discutere gli economisti di tutto il mondo in questo momento, a parte la crisi finanziaria come macro argomento a cappello di ogni discorso, è se la soluzione individuata fin'ora dal presidente degli USA Obama e dal suo enturage, sia effettivamente quella che deriva da una corretta interpretazione dei fatti. La soluzione per ora lo si sa, è stata individuata in un interventismo statale a livello di sovvenzioni finanziare, elargite a tutte le istituzioni/aziende la cui caduta potrebbe effettivamente portare al tracollo di un economia intera, fatta da aziende più piccole, famiglie, gente comune. 
Ciò che però viene contestato è la modalità con cui queste sovvenzioni sono state elargite. Fino ad ora infatti, non è stato posto nessun vincolo di utilizzo alla vagonata di miliardi foraggiati a banche, compagnie assicurative e case automobilistiche. Nessuna specifica su come quei soldi debbano essere utilizzati, con il risultato che aziende fraudolente come la compagnia assicurativa AIG e il colosso delle auto GM, ne hanno fatto ciò che hanno voluto: vedi concedere bonus ai propri dirigenti, buone uscite a dimissionari dell'ultimo minuto, copertura di investimenti ad altissimo rischio. In particolare quest'ultimo punto è da sottolineare. Non è trascurabile infatti, il fatto che un azienda sull'orlo del fallimento, sia ben disposta ad accettare rischi spropositati, con alto ritorno sul capitale (tecnicamente VAN) in caso di riuscita del progetto, ma con potenziale distruttivo in caso di non riuscita. Il gioco vale la candela per un'azienda a rischio fallimento perchè la filosofia in questi casi è naturalmente "O la va o la spacca" detto brutalmente. Quindi perchè continuare a fornire solamente vagonate di miliardi e non procedere invece ad un interventismo gestionale, ovvero ad un intervento da parte dello stato nelle politiche di gestione delle aziende in difficoltà? Semplice. Perchè questo è socialismo e gli USA non possono accettare ideologicamente questa strada. Ma sarebbe l'unica veramente percorribile per velocizzare i tempi di recupero dalla crisi. 
Oggi però un barlume di speranza in tal senso. Obama, ha deciso assieme ai suoi consiglieri, di intervenire in GM e Ford, solamente in caso di presentazione da parte di queste due mega aziende, di un businnes plan adeguato, in grado di essere credibile. Altrimenti il governo interverrà scindendo le aziende in 2: una chiamata Good company, sostenuta da titoli azionari e capitali sani ed in grado di operare produttivamente, l'altra chiamata Bad company a cui imputare i titoli tossici e le perdite d'esercizio. Questo porterebbe la prima ad essere ancora competitiva sul mercato ed in grado di operare, mentre la seconda sarebbe facilmente dichiarabile fallimentare con conseguente presa in consegna della sua gestione da parte del governo in regime appunto di fallimento. Il che sarebbe un bene! Perchè il governo o l'organo deputato alla sua gestione, potrebbe dare inizio a tutte le procedure fallimentari che prevedono tra le altre cose, la sospensione dei pagamenti agli azionisti per liquidare invece i creditori. Il che darebbe un po' di respiro a un bel po' di risparmiatori e di aziende finanziatrici. In ogni caso inoltre, se la gestione governativa dovesse portare al progressivo risanamento dell'azienda "BAD", questa potrebbe essere sempre venduta a terzi rientrando di tutte le spese fin li sostenute e qualcosa di più. E' evidente che questo, come consigliato da diversi economisti nelle ultime settimane, dovrebbe essere il modo giusto di procedere. Evitando di ricadere tecnicamente in quel regime di cui proprio gli americani (ma non solo) non vogliono sentire parlare. Socialismo appunto.