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venerdì 8 ottobre 2010

Rom, capro espiatorio

Questo articolo di Gad Lerner è uscito su “Nigrizia” e successivamente su giornalismo partecipativo. Lo riporto così come è stato scritto dall'autore perchè rappresenta a pieno il mio pensiero sulla questione ROM e sull'incredulità davanti ad una situazione Francese che lascia sempre più interdetti. Populismo, razzismo, fatalismo. Ingredienti che nell'europa unità, ancorchè di comodo, vanno chiamati per nome e non fatti passare per manovre necessarie.

Scrivo nelle ore che precedono il digiuno di Kippur, cioè una giornata di riflessione, pentimento, remissione e espiazione.

Mi piacerebbe che Nicolas Sarkozy, memore delle sue lontane origini ebraiche e del suo legame più vivo con la tormentata Ungheria, si fermasse pure lui, in attesa del suono liberatorio dello Shofar, a riflettere sul danno da lui perpetrato per vanità e superbia: cioè all’unico scopo di far risalire il suo deludente indice di popolarità che ne rende problematica la riconferma all’Eliseo.

Il cittadino d’Europa divenuto presidente francese, potrebbe riconoscere il destino beffardo che ha scelto proprio lui, con quelle sue origini, per riproporre al centro della scena europea un popolo colpevole con cui prendersela: i rom. Sempre il medesimo destino beffardo ha voluto che il capro espiatorio prescelto sia un popolo cristiano, e a tutti gli effetti europeo. Né turchi, né africani, né arabi: sono autoctoni, generati dalle nostre manchevolezze secolari, i destinatari di un allarme strumentale e subdolamente enfatizzato come minaccioso. Sono i nostri nomadi, minoranza perseguitata del Novecento e ancora oggi vittima di pogrom nelle regioni orientali dell’Unione. Sarkozy che ha disposto espulsioni mirate dei rom, infrangendo così la civiltà prima ancora che la giurisdizione comunitaria, sa bene che l’opinione pubblica lo applaudirà senza distinguere dentro alla massa degli emarginati. Il pregiudizio non fa certo differenze tra il rom col passaporto francese (la stragrande maggioranza, come del resto in Italia) e quello giunto di recente dalla Bulgaria o dalla Romania. Li accomuna nella richiesta di espulsione, pronta a trasformarsi in richiesta di eliminazione laddove gli scarti umani in questione risultassero non estradabili. Nel corso del suo digiuno di Kippur, Sarkozy potrebbe meditare sul pregiudizio da lui alimentato, quasi che alcune decine di migliaia di devianti approdati da altri paesi dell’Unione, costituissero davvero un problema non gestibile con normali politiche di sicurezza da uno Stato che conta sessanta milioni di abitanti. Ma altrettanto profonda è la ferita inferta all’idea stessa di Unione Europea, con la richiesta di applicare uno stato d’eccezione alla normativa della libera circolazione dei cittadini comunitari. Neanche l’11 settembre 2001 era riuscito a interrompere quello straordinario progresso garantito dal Trattato di Schengen, per cui viaggiamo da un paese all’altro dell’Unione come su un unico territorio. La deroga pretesa per i rom costituisce un antefatto che verrà invocato di certo da altri governi, contro i rom stessi e contro altre minoranze nazionali. Sarkozy dovrebbe se non altro essere turbato dalla solidarietà immediata che gli è giunta dai governanti italiani, già inventori nel 2008 di un censimento etnico che riecheggiava le leggi razziali di settant’anni prima. E felici di armare la guardia costiera libica perché spari sui migranti del mare, possibilmente risparmiando i pescherecci italiani.

lunedì 21 giugno 2010

Stati uniti, arizona e nuovo (?) razzismo

Segnalo di seguito una vicenda molto importante che sta sfuggendo un po' dai radar dei giornali e blog nostrani e che è un segnale di un nuovo razzismo che sta nascendo in USA nonostante la presidenza di Obama.
Juan Varela era un immigrato messicano in Arizona addirittura di terza generazione. Aveva 44 anni, era nato negli Stati Uniti come suo padre e viveva nelle vicinanze di Phoenix nell’Arizona che a fine aprile ha approvato le leggi discriminatorie contro gli immigrati che hanno causato il ripudio di una parte importante della comunità internazionale. Era stato suo nonno, al tempo del Plan Bracero, a passare verso Nord la frontiera artificiale di quello che un tempo era tutto Messico. Lo ha assassinato Thomas Kelly, un suo vicino, dopo averlo più volte “invitato” (ci sono almeno sei testimonianze diverse di espressioni razziste di Kelly verso Varela) a tornarsene in Messico. L’omicidio è avvenuto il 6 maggio, appena pochi giorni dopo l’approvazione delle leggi discriminatorie, ma solo dopo lunghe tergiversazioni legali per far passare il delitto come una lite causata dall’alcool, solo il 9 giugno l’aggravante dell’odio razziale è stata rubricata come aggravante.
L’omicidio razzista di Varela contribuisce a creare una sensazione di fastidio e in qualche caso di ripudio verso gli Stati Uniti che sta aumentando negli ultimi mesi nel paese. Complice la porosità della frontiera binazionale e la tragedia del Trattato di Libero Commercio del 1994, che ha costretto ad abbandonare il paese almeno una dozzina di milioni di persone, quasi tutti i messicani hanno oramai parenti e amici dall’altra parte della frontiera. Durante molti anni, perfino durante la presidenza di George Bush figlio e nonostante il muro della vergogna che segna la frontiera fittizia tra i due paesi, hanno continuato a guardare agli Stati Uniti con simpatia e desiderio in maniera sensibilmente maggiore rispetto al resto del Continente.

All’arrivo di Barack Obama tale simpatia si è estesa ancora ma ora, dopo oltre un anno di attesa di una legge che migliori le condizioni dei migranti, il credito appare finito. La goccia che ha fatto traboccare il vaso sono state proprio le leggi razziali dell’Arizona che, lungi dal dare una risposta ai migranti, li criminalizzano. Dal prossimo 28 luglio chiunque è sospetto di non essere in regola potrà essere detenuto arbitrariamente fino a sei mesi e multato pesantemente prima di essere espulso. È una legge voluta per poter ancor di più conculcare, in un momento di crisi economica, i diritti dei lavoratori migranti impossibilitati così sotto la minaccia dell’arresto e della deportazione a resistere a qualunque abuso dei datori di lavoro.

Nonostante Obama abbia condannato con parole molto dure la legge dell’Arizona “è una legge irresponsabile che contraddice i principi basilari della giustizia statunitense” questa ha fatto esplodere anche verso il presidente la valvola del risentimento rilevata dai sondaggi internazionali PEW. In Messico la quota di abitanti che aveva una opinione favorevole degli Stati Uniti era nel 2000 del 68% per scendere gradualmente dopo l’11 settembre fino al 47% dell’ultimo periodo di governo Bush e risalire al 69% al momento dell’entrata in carica di Obama. Ancora poche settimane prime dell’approvazione della legge discriminatoria in Arizona l’approvazione si manteneva al 62% per passare repentinamente al 44% attuale. Adesso il caso Varela, seguito con attenzione a Sud del Rio Bravo, contribuisce ad aggravare il solco tra i due paesi.

mercoledì 3 marzo 2010

La gestione della popolazione superflua - da Angela Davis. Parte 2

Angela Davis dice:"Una delle maggiori sfide che ci troviamo di fronte è quella di elaborare un'idea nuova di sicurezza. Come possiamo contribuire a mettere il mondo al sicuro dai saccheggi del capitalismo globale? Questo senso più ampio di sicurezza potrebbe comprendere anche la cancellazione del debito dell'Africa; potrebbe significare arrestare la macchina della privatizzazione che minaccia la nuova società che si sta cercando di costruire in Sudafrica. Comporterebbe anche uno spostamento delle priorità dal complesso carcerario-industriale all'istruzione, agli alloggi, all'assistenza sanitaria. E' importante infine, levare la voce contro il capitalismo globale come causa maggiore dell'emigrazione moderna. L'attivismo dei gruppi per la difesa dei diritti umani non può che passare da questa considerazione." Sottoscrivo.

mercoledì 17 febbraio 2010

La gestione della popolazione superflua - da Angela Davis. Parte 1

Inizio oggi, in seguito alla lettura di "Aboliamo le progioni? - contro il carcere, la discriminazione, la violenza del capitale" dell'attivista politica Angela Davis (Black panter negli anni '70 e oggi insegnante di storia della coscienza presso l'Università della California), la pubblicazione di alcune parti significative del libro che, ritengo, portano alla luce in maniera quanto mai lucida, molti problemi che affliggono la nostra società odierna, partendo dalla prospettiva razziale e sessista che segna molti ambiti della quotidianità nel nuovo scenario globale. "Oggi sembra che la gente si senta continuamente minacciata da un possibile crimine, una sensazione fomentata dai media. Questo senso di panico è costruito ad arte o ha un qualche fondamento? Certe psicosi si sono sempre verificate in condizioni particolari. Pensiamo ad esempio alla psicosi dello stupratore nero subito dopo l'abolizione della schiavitù. Il mito dello stupratore nero era (è) una componente chiave di una strategia ideologica volta a riformulare i problemi derivanti dalla necessità di gestire i neri appena affrancati. Analogamente, la psicosi della criminalità non è legata a un aumento materiale della delinquenza ma piuttosto al problema di gestire vasti settori della popolazione resi superflui dal sistema del capitalismo globale. Il nazionalismo richiede sempre un nemico, che sia interno o esterno alla nazione. Non è una novità. Le conseguenze concrete, ovviamente, sono orrende. Le persone di origine araba o mussulmana - o quelle che SEMBRANO arabe o mussulmane (qualunque cosa possa voler dire) - stanno soffrendo terribilmente negli USA e in Europa. L'occupazione statunitense dell'Iraq e dell'Afghanistan sta avendo conseguenze spaventose ed inimmaginabili."

giovedì 25 giugno 2009

In your face advertising

Pubblictà progresso contro il regresso della civiltà. Campagna voluta e sostenuta dai circoli ARCI.
Merita di essere visionata. Fatela girare.

mercoledì 13 maggio 2009

Sull'immigrazione - di Roberto Saviano

Vi invito a leggere le parole di Roberto Saviano e a ragionare su quello che sta accadendo in Italia in questi giorni. Se il nostro governo si ostina a farci credere che dobbiamo fermare le "invasioni barbariche" perchè è la cosa giusta da fare siamo proprio alla frutta. Saviano ci spiega il perchè non ricorrendo alla demagogia ma ai fatti, alle inchieste e alla conoscenza dello stato attuale della nostra socialità. L'articolo è apparso oggi su Repubblica. Ho evidenziato in chiusura le parti più salienti, quelle che esprimono senza troppi giri di parole il mio pensiero in questi giorni avvilenti. "Chi racconta che l'arrivo dei migranti sui barconi porta valanghe di criminali, chi racconta che incrementa violenza e degrado, sta dimenticando forse due episodi recentissimi ed estremamente significativi, che sono entrati nella storia della nostra Repubblica. Le due più importanti rivolte spontanee contro le mafie, in Italia, non sono partite da italiani ma da africani. In dieci anni è successo soltanto due volte che vi fossero, sull'onda dello sdegno e della fine della sopportazione, manifestazioni di piazza non organizzate da associazioni, sindacati, senza pullman e partiti. Manifestazioni spontanee. E sono stati africani a farle. Chi ha urlato: "Ora basta" ai capizona, ai clan, alle famiglie sono stati africani. A Castelvolturno, il 19 settembre 2008, dopo la strage a opera della camorra in cui vengono uccisi sei immigrati africani: Kwame Yulius Francis, Samuel Kwaku e Alaj Ababa, del Togo, Cristopher Adams e Alex Geemes della Liberia e Eric Yeboah del Ghana. Joseph Ayimbora, ghanese, viene ricoverato in condizioni gravi. Le vittime sono tutte giovanissime, il più anziano tra loro ha poco più di trent'anni, sale la rabbia e scoppia una rivolta davanti al luogo del massacro. La rivolta fa arrivare telecamere da ogni parte del mondo e le immagini che vengono trasmesse sono quelle di un intero popolo che ferma tutto per chiedere attenzione e giustizia. Nei sei mesi precedenti, la camorra aveva ucciso un numero impressionante di innocenti italiani. Il 16 maggio Domenico Noviello, un uomo che dieci anni fa aveva denunciato un'estorsione ma appena persa la scorta l'hanno massacrato. Ma nulla. Nessuna protesta. Nessuna rimostranza. Nessun italiano scende in strada. I pochi indignati, e tutti confinati sul piano locale, si sentono sempre più soli e senza forze. Ma questa solitudine finalmente si rompe quando, la mattina del 19, centinaia e centinaia di donne e uomini africani occupano le strade e gridano in faccia agli italiani la loro indignazione. Succedono incidenti. Ma la cosa straordinaria è che il giorno dopo, gli africani, si faranno carico loro stessi di riparare ai danni provocati. L'obiettivo era attirare attenzione e dire: "Non osate mai più". Contro poche persone si può ogni tipo di violenza, ma contro un intera popolazione schierata, no. E poi a Rosarno. In provincia di Reggio Calabria, uno dei tanti paesini del sud Italia a economia prevalentemente agricola che sembrano marchiati da un sottosviluppo cronico e le cui cosche, in questo caso le 'ndrine, fatturano cifre paragonabili al PIL del paese. La cosca Pesce-Bellocco di Rosarno, come dimostra l'inchiesta del GOA della Guardia di Finanza del marzo 2004, aveva deciso di riciclare il danaro della coca nell'edilizia in Belgio, a Bruxelles, dove per la presenza delle attività del Parlamento Europeo le case stavano vertiginosamente aumentando di prezzo. La cosca riusciva a immettere circa trenta milioni di euro a settimana in acquisto di abitazioni in Belgio. L'egemonia sul territorio è totale, ma il 12 dicembre 2008, due lavoratori ivoriani vengono feriti, uno dei due in gravissime condizioni. La sera stessa, centinaia di stranieri - anche loro, come i ragazzi feriti, impiegati e sfruttati nei campi - si radunano per protestare. I politici intervengono, fanno promesse, ma da allora poco è cambiato. Inaspettatamente, però, il 14 di dicembre, ovvero a due soli giorni dall'aggressione, il colpevole viene arrestato e il movente risulta essere violenza a scopo estorsivo nei riguardi della comunità degli africani. La popolazione in piazza a Rosarno, contro la presenza della 'ndrangheta che domina come per diritto naturale, non era mai accaduto negli anni precedenti. Eppure, proprio in quel paese, una parte della società, storicamente, aveva sempre avuto il coraggio di resistere. Ne fu esempio Peppe Valarioti, che in piazza disse: "Non ci piegheremo", riferendosi al caso in cui avesse vinto le elezioni comunali. E quando accadde fu ucciso. Dopo di allora il silenzio è calato nelle strade calabresi. Nessuno si ribella. Solo gli africani lo fanno. E facendolo difendono la cittadinanza per tutti i calabresi, per tutti gli italiani. Difendono il diritto di lavorare e di vivere dignitosamente e difendono il diritto della terra. L'agricoltura era una risorsa fondamentale che i meccanismi mafiosi hanno lentamente disgregato facendola diventare ambito di speculazioni criminali. Gli africani che si sono rivoltati erano tutti venuti in Italia su barconi. E si sono ribellati tutti, clandestini e regolari. Perche da tutti le organizzazioni succhiano risorse, sangue, danaro. Sulla rivolta di Rosarno, in questi giorni, è uscito un libretto assai necessario da leggere con un titolo in cui credo molto. "Gli africani salveranno Rosarno. E, probabilmente, anche l'Italia" di Antonello Mangano, edito da Terrelibere. La popolazione africana ha immesso nel tessuto quotidiano del sud Italia degli anticorpi fondamentali per fronteggiare la mafia, anticorpi che agli italiani sembrano mancare. Anticorpi che nascono dall'elementare desiderio di vivere. L'omertà non gli appartiene e neanche la percezione che tutto è sempre stato così e sempre lo sarà. La necessità di aprirsi nuovi spazi di vita non li costringe solo alla sopravvivenza ma anche alla difesa del diritto. E questo è l'inizio per ogni vera battaglia contro le cosche. Per il pubblico internazionale risulta davvero difficile spiegarsi questo generale senso di criminalizzazione verso i migranti. Fatto poi da un paese, l'Italia, che ha esportato mafia in ogni angolo della terra, le cui organizzazioni criminali hanno insegnato al mondo come strutturare organizzazioni militari e politiche mafiose. Che hanno fatto sviluppare il commercio della coca in Sudamerica con i loro investimenti, che hanno messo a punto, con le cinque famiglie mafiose italiane newyorkesi, una sorta di educazione mafiosa all'estero. Oggi, come le indagini dell'FBI e della DEA dimostrano, chiunque voglia fare attività economico-criminali a New York che siano kosovari o giamaicani, georgiani o indiani devono necessariamente mediare con le famiglie italiane, che hanno perso prestigio ma non rispetto. Altro esempio eclatante è Vito Roberto Palazzolo che ha colonizzato persino il Sudafrica rendendolo per anni un posto sicuro per latitanti, come le famiglie italiane sono riuscite a trasformare paesi dell'est in loro colonie d'investimento e come dimostra l'ultimo dossier di Legambiente le mafie italiane usano le sponde africane per intombare rifiuti tossici (in una sola operazione in Costa D'Avorio, dall'Europa, furono scaricati 851 tonnellate di rifiuti tossici). E questo paese dice che gli immigrati portano criminalità? Le mafie straniere in Italia ci sono e sono fortissime ma sono alleate di quelle italiane. Non esiste loro potere senza il consenso e la speculazione dei gruppi italiani. Basta leggere le inchieste per capire come arrivano i boss stranieri in Italia. Arrivano in aereo da Lagos o da Leopoli. Dalla Nigeria, dall'Ucraina dalla Bielorussia. Gestiscono flussi di danaro che spesso reinvestono negli sportelli Money Transfer. Le inchieste più importanti come quella denominata Linus e fatta dai pm Giovanni Conzo e Paolo Itri della Procura di Napoli sulla mafia nigeriana dimostrano che i narcos nigeriani non arrivano sui barconi ma per aereo. Persino i disperati che per pagarsi un viaggio e avere liquidità appena atterrano trasportano in pancia ovuli di coca. Anche loro non arrivano sui barconi. Mai. Quando si generalizza, si fa il favore delle mafie. Loro vivono di questa generalizzazione. Vogliono essere gli unici partner. Se tutti gli immigrati diventano criminali, le bande criminali riusciranno a sentirsi come i loro rappresentanti e non ci sarà documento o arrivo che non sia gestito da loro. La mafia ucraina monopolizza il mercato delle badanti e degli operai edili, i nigeriani della prostituzione e della distribuzione della coca, i bulgari dell'eroina, i furti di auto di romeni e moldavi. Ma questi sono una parte minuscola delle loro comunità e sono allevate dalla criminalità italiana. Nessuna di queste organizzazioni vivrebbe una sola ora senza l'alleanza con i gruppi italiani. Avere un atteggiamento di chiusura e criminalizzazione aiuta le organizzazioni mafiose perché si costringe ogni migrante a relazionarsi alle mafie se da loro soltanto dipendono i documenti, le abitazioni, persino gli annunci sui giornali e l'assistenza legale. E non si tratta di interpretare il ruolo delle "anime belle", come direbbe qualcuno, ma di analizzare come le mafie italiane sfruttino ogni debolezza delle comunità migranti. Meno queste vengono protette dallo Stato, più divengono a loro disposizione. Il paese in cui è bello riconoscersi - insegna Altiero Spinelli padre del pensiero europeo - è quello fatto di comportamenti non di monumenti. Io so che quella parte d'Italia che si è in questi anni comportata capendo e accogliendo, è quella parte che vede nei migranti nuove speranze e nuove forze per cambiare ciò che qui non siamo riusciti a mutare. L'Italia in cui è bello riconoscersi e che porta in se la memoria delle persecuzioni dei propri migranti e non permetterà che questo riaccada sulla propria terra.

lunedì 11 maggio 2009

Mi muovo eppur son fermo

Per diletto e per lavoro negli ultimi giorni sono stato lontano da casa, da abitudini consolidate, da routine sedimentate. Ho staccato per un po' da tv e quotidiani restando a contatto solo con quello che considero l'unico vero mezzo di informazione attuale, ovvero la rete con i suoi blog e le sue notizie dal basso. Ma come sempre è arrivato il momento del rientro, dello sprofondare in poltrona per consultare il quotidiano, rito al tempo stesso amato perchè di per se stesso significativo ed odiato perchè troppe volte insoddisfacente. E' così che sono piombato, ritornato, alla dura realtà di un paese che mi rappresenta sempre meno, di un governo che mi smonta giornalmente pezzo per pezzo per ricompormi più incazzato. Francamente non vedo come sia possibile che si dedichino pagine e programmi televisivi interi (porta porta di un paio di settimane fa), al divorzio del premier e non lo si lapidi letteralmente per il suo sostegno incondizionato alle politiche criminose e deprecabili sull'immigrazione. Non lo accetto. Non lo sopporto. C'è ancora chi fa giornalismo? E soprattutto c'è ancora una sinistra o è morta e con lei tutto il suo retaggio come sosteneva lucidamente un bell'articolo di "The Guardian" pubblicato da Internazionale della settimana scorsa? Come può il popolo non parlare nemmeno delle politiche razziste in atto, delle posizioni fasciste del nostro governo? Può veramente la multi-etnicità essere considerata un male e non un valore? Può veramente dirlo nel 2009 il nostro governo? Dopo Rosa Parks, dopo Obama persino???? Può nascere una proposta vagliata attentamente dalla Lega, di segregare i migranti sul metrò milanese? Può un paese non rendersi conto che la propria ricchezza viene da quegli sguardi di tanti colori, dall'apporto di ognuno, dalla contaminazione tra razze che sono originate da un'unica grande razza? La risposta è NO. Non può. Ci si deve accanire contro posizioni del genere. Ci si deve incazzare. E' lecito. E' umano. O lo è forse trasformare i medici in SPIA, rinchiudere 6 mesi un migrante in centri di detenzione definiti CEI, o ancora non condannare chi anche solo si permette al giorno d'oggi di presentare una proposta per la segregazione sulle metropolitane? NO. Non è umano. Non è l'Italia che vogliamo. Parliamone però, non mettiamo la testa sotto la sabbia.

mercoledì 22 aprile 2009

ONU - ma quali nazioni unite?!

Nei giorni scorsi avrete seguito il vertice ONU pubblicamente promosso con l'obiettivo di voler superare tutte le barriere razziste tra stati, a ricongiungere, ri-esplorare, riappacificare. Fin da subito però si era capito che non si sarebbe arrivati a nulla di buono, dato che l'intento reale del vertice era quello di stilare un documento di condanna di ogni forma di razzismo e che per fare ciò si sarebbe partiti dal documento Durban I già stilato nel 2001, scritto che più che condannare il razzismo a tutte le latitudini additava lo stato di Israele come capro espiatorio di tutti i mali. USA, Italia, Germania, Canada tra gli altri, hanno subito boicottato il vertice, guidato guarda caso dal clan Iraniano intento a trasformare la consulta in un'invettiva antisemita. Dietro al boicotaggio più che grosse ideologie, stanno ovviamente gli interessi di americani ed alleati per lo stato d'Israele, porta strategica sul mondo arabo, ma per una volta la decisione è stata giusta a prescindere a mio parere. Il vertice infatti si è effettivamente trasformato in un attacco ad Israele che se è giusto sotto molti punti di vista (ricordiamo Gaza, Libano ecc.) per altri non giustifica l'atteggiamento delle nazioni unite di voler trovare a tutti i costi un capro espiatorio per i mali attuali. A maggior ragione se al summit erano presenti per la maggioranza paesi Arabi in disaccordo con Israele su tutto, e soprattutto per motivi geo-politici più che umanitari. Il fatto che Ahmadinejad possa permettersi di passare 30 minuti al microfono a cospargere odio verso uno stato, ha del ridicolo di per se stesso ed ha trasformato di fatto il vertice contro il razzismo in un vertice pro-odio. Mi pare sempre più chiaro che l'ONU sia un organismo di una superficialità disarmante asservito di volta in volta ad interessi di natura nazionalistica a seconda di chi è in grado di reggerne l'assemblea. Ahmadinejad, Obama, Berlusconi, Sarkozy che siano. L'ONU più che servire per favorire il dialogo reciproco, mette spesso dei leader discutibili nelle condizioni di poter avere un megafono a disposizione per "fare un po' di casino" e sviare l'attenzione da ciò che accade nell'orticello di ognuno. Una specie di specchietto per le allodole, fatto anche male.

lunedì 20 aprile 2009

Diritti umani alla deriva

3 giorni alla deriva tra Sicilia e Lampedusa. 3 giorni di sofferenza, morte, merda, sangue, placenta. 3 giorni fatali per una donna incinta e pesantissimi per altre 140 persone costrette a soffrire in silenzio per cavilli burocratici e scontri diplomatici. Questo il destino di alcuni profughi tunisini al largo delle nostre coste, salvati dal naufragio da parte di Pinar, nave mercantile tunisina che dopo aver ri cevuto ordine da parte del ministro degli esteri maltese di poter attraccare a Lampedusa (Italia), ha ricevuto l'altolà da parte dell'Italia. Così per ben 3 giorni e per colpa di tecnicismi burocratici tra 2 paesi dalla storicamente ambigua relazione, 140 persone si sono viste togliere da sotto il naso qualsiasi diritto alla sopravvivenza stessa. Una donna incinta è morta tra rifiuti e stive maleodoranti. Neanche si parlasse di navi negriere. Come può essere possibile tutto questo? Come possono dei governi preparati, con un ministero dedicato alla gestione degli affari esteri, alle politiche migratiorie, permettersi di far passare 3 giorni per (non) raggiungere un accordo e salvare delle vite umane? Non può essere possibile. Come non può esserlo la reazione odierna della Farnesina, che dopo essersi resa conto che stava per scoppiare un caso internazionale e che si stava effettivamente macchiando di genocidio (assieme al governo maltese), ha dichiarato candidamente di aver "deciso di accogliere i migranti su suolo italiano". Così, come se niente fosse...D'altro canto Malta ha replicato attraverso le parole del ministro Lawrence Gonzi dicendo: "E' stato un disguido tra amici, la decisione dell' Italia di accettare gli immigrati è stata buona, visto che la situazione è degenerata in una crisi umanitaria". Possibile?? Ditelo ai famigliari di quella povera donna, o ai bambini senza acqua ne cibo per 3 giorni nella lordura, che si è trattato di un "disguido tra amici". E i nostri organi di informazioni ancora a sostenere la cosa e a titolare "Odissea finita, l'Italia ACCOGLIE gli immigrati". Alla luce di tutto questo voi non vi sentite membri di una patria fatta di buoni samaritani??!

venerdì 10 aprile 2009

Discriminazione tra le macerie

Ci avete pensato? Tra tutti quelli rimasti sotto le macerie in Abruzzo, tra quelli che si sono salvati ma con perdite pesanti di familiari ed amici, tra tutti coloro che ora cercano conforto, riparo, pace, ci sono anche loro: gli immigrati ancora non in regola, magari in attesa di un permesso di soggiorno. Ci sono rom, marocchini, rumeni, kosovari. PERSONE. Ecco cosa sta succendendo a loro, a quelli che non sono parte del sistema. La fonte è Indimedia Lombardia, ma troverete altre testimonianze analoghe anche su netlog. Di loro non si parla. Parliamone. Il terremoto non ferma le discriminazioni contro rom e sinti. "Il Gruppo EveryOne, l’associazione Them Romano e la Federazione Rom e Sinti insieme hanno protestano contro un atteggiamento discriminatorio che riguarda famiglie, già indigenti ed escluse, cui il terremoto ha reso le condizioni di vita ancora più drammatiche. Per alcune comunità rom colpite dal sisma infatti non vi è possibilità di ricovero come per gli altri cittadini perché, quando si presentano alle protezione civile o negli alberghi, vengono subito cacciate via. Le autorità hanno definito i rom che cercano riparo presso le strutture di accoglienza con l’epiteto di «sciacalli» e i carabinieri del Comando Provinciale di Pescara hanno attivato postazioni di controllo presso i ricoveri per evitare che vi trovino riparo famiglie rom, che a loro giudizio «tentano di approfittarsi della tragedia per dormire gratis in albergo»."

sabato 4 aprile 2009

Ritorno al passato

Nella città di Foggia è stato attivato un autobus riservato agli immigrati giustificandolo come un servizio offerto loro dalla città, in modo che potessero evitare i lunghi itinerari proposti dalle linee convenzionali ed arrivare direttamente sui luoghi di lavoro. Persino le fermate intermedie non sono le stesse degli altri autobus. L'unica giustificazione possibile è DISCRIMINAZIONE RAZZIALE. Non ci sono altri termini per definirla. Rosa Parks, Marthin Luther King, Malcom X, Angela Davis. Chi?