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giovedì 20 ottobre 2011

lunedì 17 ottobre 2011

Black block o black posts?

E' davvero incredibile. Accade sempre ed ogni singola volta riesco a stupirmi di quanto l'informazione sia traviata, strumentalizzata. Migliaia di proteste in tutto il mondo contro il capitalismo ad ogni costo, contro il sistema finanziario, contro l'economia virtuale. E i telegiornali cosa fanno? Non passano neanche un nano-secondo ad analizzare le ragioni delle migliaia di manifestanti pacifici (che sono stati il 90%), bensì passano ore ed ore di dirette e servizi speciali a raccontare ogni piccolo dettaglio della guerriglia urbana messa in campo da pochi, dai soliti facinorosi, dai provocatori, per altro prevedibilmente fomentati da gruppi di infiltrati volti a far volgere al peggio le proteste al fine di strumentalizzate pro-governo le rivolte. Non so nemmeno se è più scandaloso scandalizzarsi ancora di questa procedura o se lo è non farlo. Il reale diventa finzione e la finzione viene passata come reale. E' davvero pazzesco. Lasciate perdere i black block, ma perchè la gente protesta in ogni parte del mondo senza venire ascoltata? Vogliamo parlare di questo invece dei coglioni con i sassi e con le pietre che contribuiscono a svilire tutto, a fare il gioco dei potenti? Che poi li chiamano indignados, potrebbero a questo punto chiamarli desaparesidos, perchè affibiandogli un nome così volgare ed "esotico", non si sono nenanche affacciati sulla scena che saranno già scomparsi, desapared. Affibiare un nome per negarlo. Questo è ciò che sappiamo fare meglio, indicare con tutte le nostre forze per cancellare, caricare per svuotare. Forzare e ribaltare il significato. Chi scrive, chi affibia nomi, chi parla con leggerezza "degli indignati" dovrebbe chiedersi chi sono gli indignati: siamo tutti, tranne i (pre)potenti. Compresi quelli che scrivono. Indignatevi anche voi, magari datevi un altro nome.

mercoledì 19 maggio 2010

Un po' di giustizia: condannati i vertici della polizia a Genova per il massacro della diaz

Condanne per un totale di 85 anni di carcere a 25 dei 27 imputati. Tra loro tutti i massimi esponenti delle forze dell'ordine. Nel primo grado di giudizio, nel 2008, erano stati assolti in 16

GENOVA - I giudici della Terza sezione della Corte d'Appello di Genova hanno ribaltato la sentenza di primo grado 1 per i disordini e l'irruzione alla scuola Diaz del luglio 2001 a Genova. Tutti i vertici della polizia che erano stati assolti hanno subito condanne comprese tra 3 anni e 8 mesi e 4 anni unitamente all'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. Nel complesso le pene superano gli 85 anni. In totale sono stati condannati 25 imputati sui 27. Il capo dell'anticrimine Francesco Gratteri è stato condannato a quattro anni, l'ex comandante del primo reparto mobile di Roma Vincenzo Canterini a cinque anni, l'ex vicedirettore dell'Ucigos Giovanni Luperi (oggi all'Agenzia per le informazioni e la sicurezza interna) a quattro anni, l'ex dirigente della Digos di Genova Spartaco Mortola (ora vicequestore vicario a Torino) a tre anni e otto mesi, l'ex vicecapo dello Sco Gilberto Caldarozzi a tre anni e otto mesi. Altri due dirigenti della Polizia, Pietro Troiani e Michele Burgio, accusati di aver portato le molotov nella scuola, sono stati condannati a tre anni e nove mesi. Non sono stati dichiarati prescritti i falsi ideologici e alcuni episodi di lesioni gravi. Sono invece stati dichiarati prescritti i reati di lesioni lievi, calunnie e arresti illegali. Per i 13 poliziotti condannati in primo grado le pene sono state inasprite. Il procuratore generale, Pio Macchiavello, aveva chiesto oltre 110 anni di reclusione per i 27 imputati. In primo grado furono condannati 13 imputati e ne furono assolti 16, tutti i vertici della catena di comando. I pubblici ministeri Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini avevano chiesto in primo grado 29 condanne per un ammontare complessivo di 109 anni e nove mesi di carcere. In primo grado furono assolti Francesco Gratteri, ex direttore dello Sco e oggi capo dell'Antiterrorismo, Giovanni Luperi; Gilberto Caldarozzi e Spartaco Mortola.

(18 maggio 2010)© RIPRODUZIONE RISERVATA