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domenica 13 marzo 2011

La disturbante bellezza del “cigno nero”

Disturbante, poetico, ipereale, catartico, viscerale. E’ il canto straziante e dannatamente intenso di Darren Aronofsky, assurto a nuovo Cronenberg, a cantore principe della fisicità disturbata, tumorale, sottocutanea. Il suo cigno nero è cinema esplorativo, indagatore, psicoattivo, allucinato. Si palesa nell’utilizzo delle soggettive, dei controcampi, di telecamere a spalla, di movimenti continui e inquietanti, si concretizza in un clima di tensione fisica costante, di metamorfismo pronto ad accadere. E’ cinema fatto di aggettivi, di grigi, di linee di confine, di separazioni e scissioni interne. E’ uno sguardo affilato che squarcia le carni per guardare dentro l’anima, coglierne psicosi, paure, dissociazioni. E’ un approccio alla narrazione capace di sfondare i generi, di confutarli e metterli in continuo contrasto. Il cigno nero è il pianto di “requiem for a dream“, lo squarcio in testa di “pigreco il teorema del delirio“, la schizzofrenia di “the wrestler” e l’introspezione onirica di “the fountain“. E’ summa di linguaggi e concetti. Il cigno nero è la bellezza che abbraccia il lato oscuro. E’ anoressia, bulimia, è stress, è paranoia, è ossessione per i propri obiettivi, il proprio corpo, il proprio essere. Tutto in una sola pellicola. Tutto in una sola, grandissima interpretazione, da storia del cinema. Tutto negli sguardi alluncinati di una ballerina (Natalie Portman), nel suo allucinante obiettivo finale che richiede il superamento del proprio io, delle proprie paure e delle proprie catene (materne, come in molte malattie). E’ una storia moderna, fatta di malattie moderne, di allucinazioni, di sdoppimaento della personalità (cigno nero, cigno bianco) e ricerca di unificazione (cigno nero). E’ inquietudine fisica e morale. Ed è abbandono. Dannato, auspicato, liberatorio abbandono.

sabato 12 giugno 2010

venerdì 25 settembre 2009

sabato 19 settembre 2009

Videocracy, un commento di Teo Lorini

L'Italia della Videocrazia è una Cuccagna ininterrotta che nutre il Mondo rovesciato e ne nega il carattere paradossale e dis-topico, quello cioè di una utopia all'incontrario, fondata sul sovvertimento dei valori condivisi. È il mondo dove l'appellativo di eroe non va ai servitori dello stato ma agli emissari della mafia; dove la scelta dei candidati alla cosa pubblica si basa sui criteri estetici e sulla disponibilità sessuale, non sulle competenze; dove ci si difende dai processi e non nei processi; dove il magistrato è un criminale, un pazzo che non deve permettersi di prendere la parola o di partecipare alla vita civile del Paese e sul giornale (sul Giornale?) scrivono invece i condannati per i reati più vari; dove la guerra è una missione di pace; dove l'oppresso che fugge dalla morte e dalla persecuzione è un clandestino, un ladro, uno stupratore; dove l'abbandono di miserabili, donne incinta, bambini, lasciati morire di fame o di febbre in mare diventa una "procedura di respingimento"; dove il naturale senso di fratellanza umana è disprezzato e schernito come "buonismo" e la cattiveria è invece celebrata come un valore finalmente riconquistato; dove si tagliano i fondi alla polizia per elargirli invece invece alla giustizia privata delle ronde; dove il giornalista non deve fare domande basandosi sui documenti ma invece può mandare avvertimenti, compiere intimidazioni e character assassinations sull'unica base di dossier dalla provenienza oscura, senza nulla provare ma solo in virtù di una "potenza di fuoco" senza pari; dove viene bandito dalla televisione questo film che dovrebbe invece essere mostrato in tutte le scuole (esattamente come Il corpo delle donne), per offrire una sia pur minima risorsa argomentativa alle generazioni di adolescenti cui ogni pomeriggio la televisione propone come modello unico l'esposizione di corpi mercificati, svuotati, sfruttati che affollano "Uomini e donne", "Grande fratello" e tutti gli infiniti cloni di questa televisione. E invece, nel Mondo alla rovescia in cui si è trasformata l'Italia, ad avere bisogno di contraddittorio non è quello spaventoso tritacarne in cui si riducono in brandelli l'intelligenza, la dignità, il rispetto di sé e dell'altro, bensì un piccolo film indipendente che si permette di proporre un altro punto di vista, di operare una connessione fra le cose che sono sotto gli occhi di tutti e che pure devono ad ogni costo essere considerate distanti, separate, irrilevanti.

lunedì 14 settembre 2009

Capitalism, una storia d'amore

Scritto, diretto, prodotto e sceneggiato da Michael Moore. In concorso a Venezia e presto al cinema!

domenica 12 luglio 2009

Shock Economy

Parla Alex Zanotelli, attivista impegnato da tutta la vita nel sud del mondo nella lotta contro le diseguaglianze economico/sociali. Il pensiero è estremamente condiviso e condivisibile a meno di non avere il prosciutto sugli occhi.

venerdì 26 giugno 2009

Citizen Berlusconi

Ci sono voluti 5 anni affinchè una tv italiana trasmettesse il documentario Citizen Berlusconi realizzato da PBS, tv americana che lo ha girato nel 2004. Oggi è andato in onda su "current" canale tv della piattaforma sky sconosciuto ai più (altrimenti mica avrebbe potuto trasmetterlo).
Vi consiglio di procurarvelo, guardarlo e farlo girare. Contiene un ottimo riassunto e "qualcosa di più" sulle malefatte di Berlusconi ma soprattutto del mediaset pensiero e della dittatura mediatica attuale italiana dove non può esistere contraddittorio, dove non esistono i fatti e l'informazione, dove la costituzione rimane un fastidio, un sasso nella scarpa di Citizen "Kane" Berlusconi. Si parte dalla fondazione di Fininvest, dalla politica resa spettacolo, dalla presidenza del Milan sfruttata per farsi largo nei cuori delle famiglie italiane, dalla vita privata resa volontariamente pubblica, per arrivare al controllo di parlamento, rai, aziende influenti e ai licenziamenti dei grandi Santoro e Biagi. Tutte cose che ci sono passate davanti in questi anni e fa specie rivedere tutte insieme e pensare amaramente che non è cambiato nulla, anzi.
Guardatelo ed incazzatevi ancora. E poi ri-incazzatevi perchè non siamo riusciti a fare nulla...primi quelli che potevano farlo perchè all'opposizione. 

domenica 17 maggio 2009

Tempo di propaganda

Lo spot che state per vedere è attualmente in onda su Italia 1...
Mi sembra abbastanza incommentabile...spot politico e spot aziendale si incrociano...

lunedì 11 maggio 2009

Sull'impegno dello scrittore: Antonio Moresco

Una chicca: intervista ad Antonio Moresco. Come sempre è in grado con poche parole di riassumere bene i nostri tempi, il ruolo dello scrittore, dell'uomo nel suo mondo.

lunedì 6 aprile 2009

Lost ed il relativismo

Oggi è ripartito Lost, il serial che sta appassionando milioni di persone, sottoscritto compreso. Al di là di tutto quello che è stato scritto, di quello che accade in ogni singola puntata, dei vari particolari e degli intrecci, credo che una cosa su tutte abbia la forza di attrarre e far pensare tante persone. Il relativismo. Chi segue la serie capirà subito di che parlo. In lost tutto quanto è abbastanza relativo: il tempo, lo spazio, la fisicità dei personaggi, la condizione dei protagonisti (opposti agli "Altri" definibili tali solo da una posizione di relativo protagonismo appunto). Niente è dato per certo, tutto è interpretabile e credo che qui stia la vera forza e la modernità del serial più geniale mai concepito. Non per niente affonda le sue radici nelle teorie e nelle storie di quello che può a tutti gli effetti definirsi il padre del relativismo nella narrativa, ovvero Philip K Dick (leggasi a tal proposito La svastica sul sole, oppure "la penultima verità"), ne prende ispirazione e ne condensa alcuni punti forti, forte (scusate il gioco di parole) di una sceneggiatura concepita da fumettisti d'hoc come Brian K Vaughan (Marvel, DC, Vertigo e ora sceneggiatore di Lost) già conosciuti per essere da sempre avvezzi ad uno stile di scrittura ammiccante a quel crocevia di idee derivante dall'incontro tra teorie meta-fisiche e fantascientifiche (vedesi meccanica quantistica (teoria per altro in contrasto con la relatività di Einstein), intersezioni spazio-temporali, indeterminismo Heisemberghiano). Tutti argomenti già molto trattati nella letteratura fantascientifica e nei fumetti più colti (e dove se no? mica ho studiato fisica...!n.d.r.). In Lost tutto questo però diventa alla portata di tutti, affascina, colpisce un po' come successe anni fa in un serial cinematografico precursore in questo senso ovvero Ritorno al futuro. Ma lì l'aspetto relativistico, non era così pregnante ed infatti alla fine della trilogia, lo spettatore aveva delle risposte chiare e precise. Qui no. Non ci sono mai risposte, non dirette almeno. Solo domande...una serie infinita che probabilmente resterà sempre tale. Ma nel frattempo tutti si saranno goduti il viaggio, rimanendo soddisfatti probabilmente più dal viaggio che dal punto d'arrivo/soluzione (ci sarà?). Soddisfatti. Relativamente...