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domenica 13 novembre 2011

Bye Bye

Ok sarà tutto parte di un piano che noi omuncoli non vediamo, ok sarò stato via dall'Italia nel momento più importante, ok non ho voglia di parlare di B perchè non merita più di essere nemmeno nominato. E allora facciamo parlare una foto scattata a Berlino sta mattina. Son soddisfazioni. Ieri i fuochi d'artificio e le caricature irridenti in metropolitana, oggi questo flyer sul desk all'entrata. Che bel.

sabato 11 giugno 2011

Al mare vaccè te, io vado a votare

Come Bettino Craxi vent’anni fa, Silvio Berlusconi ha invitato gli italiani ad andare a mare invece di andare a votare per i referendum domenica e lunedì.

Ma al di là del mare ci sono quattro sì per mandare anche lui ad Hammamet come Bettino Craxi!

E speriamo di raggiungere il quorum e levarcelo dai coglioni presto.

domenica 23 gennaio 2011

Le domande giuste

Antonio Moresco oggi scrive: "Perché in Italia è successo quello che è successo? Perché sta succedendo ancora? Perché l'Italia è stata e resta ancora una simile anomalia all'interno del nostro continente? Perché da noi c'è stato un simile mattatoio? Che gioco è stato giocato sulla nostra pelle, mentre ci parlavano d'altro, ci facevano vedere altro? Quale prezzo abbiamo pagato? E per cosa? Perché sono state messe le persone le une contro le altre, una parte di una stessa generazione contro un'altra, mentre quelli che continuavano a dominare dietro le quinte sono rimasti sempre gli stessi? Che cosa possiamo, che cosa dobbiamo fare di tutti i morti che ci sono stati, da una parte e dall'altra? Che spiegazione possiamo darci, che ragione? Che degna sepoltura possiamo dargli? Che cosa fare di tutti quegli assassinati? Che cosa fare di tutti quegli assassini?" Domande a cui oggi nessuno non solo non risponde, ma a cui nessuno fa riferimento. In politica, in democrazia. Domande forse senza più senso in giorni di piombo, in anni culturalmente di merda.

martedì 14 dicembre 2010

Cosa rimane da dire?

Riporto da beppegrillo l'articolo che più rappresenta il mio pensiero dopo la disfatta di oggi con la fiducia comprata dall'impero del male...Per fortuna a Roma si vedono le avvisaglie della rivolta popolare. Bella consolazione. "1867,398 miliardi di euro è il nuovo record del debito pubblico. In ottobre ci siamo divorati 23 miliardi, a settembre il debito era di 1844 miliardi. Nello stesso giorno del record che ci trascina verso l'abisso economico, il 14 dicembre 2010, alla Camera dei deputati Berlusconi ha vinto per 314 a 311. Si è svolto nella sala di velluti rossi un confronto osceno di compari che sentono l'odore della rivoluzione nelle strade e cercano di salvarsi con un doppio carpiato come Fini, rinnegando 15 anni di inciuci come Bersani e Casini. Nell'aula ridotta a un palcoscenico di mestieranti con battute da avanspettacolo e applausi improvvisi che scacciavano la paura del futuro (come quelli alla bara portata a braccia quando esce dalla chiesa) ci sarebbe voluta la follia di un Lombroso per interpretare volti, smorfie, ghigni, gesti. Per illustrare una nuova antropologia: quella della merda. In un Parlamento di venduti non è possibile parlare di voti comprati, come non è possibile trovare vergini in un lupanare. La recita dei deputati ha avuto ancora una volta la sua rappresentazione. Attori con stipendi stellari, macchine blu, finanziamenti (furti) elettorali da un miliardo di euro bocciati da un referendum, giornalisti al loro servizio pagati con una mancia di 329 milioni mentre il Paese va a picco. Guardateli, non vi fanno schifo? La Camera dall'alto sembrava questa mattina un ritrovo di vecchi compari, Berlusconi che accarezza il collo di Casini, il Bocchino tradito, il Fini paralizzato da una votazione che lo manda in pensione dopo 40 anni di carriera politica in cui non ha visto nulla, sentito nulla, detto nulla prima di uscire dal sarcofago, la "vajassa" di Fassino. Le labbra della Mussolini e quelle della Carfagna, gli occhiali da sole di Frattini. Le donne incinte, tra cui l'avvocatessa del prescritto per mafia Andreotti in carrozzella. La corte dei miracoli aveva più dignità, un circo ha più serietà, un bordello più dignità. Nel 2011 la crisi economica spazzerà via questa umanità ridente che si è appropriata dello Stato e dei media. Straccioni sociali che hanno avuto nella politica l'unica via per il successo, per sentirsi importanti, indispensabili, "onorevoli". Io non salvo nessuno e auguro a tutti di ritirarsi per tempo, prima che lo faccia la Storia che è, come si sa, imprevedibile e feroce."

venerdì 8 ottobre 2010

Russia chiama Italia

Resta da aggiungere che, visto da fuori, il nostro Paese pare immerso in un regime di ineccepibile democrazia. Ha proclamato l’assoluta indipendenza della magistratura e la punibilità di qualunque ingerenza nel suo operato. La legge sullo <<>> è all’avanguardia e parrebbe garantire l’autonomia... La realtà, invece, è che i principi fondamentali e democratici vengono cinicamente violati senza conseguenze. L’illegalità è più forte della legge. Il tipo di giustizia che avrai dipende dalla classe a cui appartieni. Al vertice ci sono i VIP: la mafia e gli oligarchi. E gli altri? Gli altri niente. da: La Russia di Putin Adelphi 2005. Somiglianze?

martedì 15 dicembre 2009

Ci mancava questa...

Ci mancava solo questa: che il povero martire della libertà e della democrazia venisse ferito dalla "spirale di violenza" provocata dal clima politico figurativamente parlando. Ci mancava solo che il finto martire venisse trasformato dai media in un vero martire. Ci mancava che il gesto di una persona singola venisse trasfigurato ed interpretato come il culmine di un clima politico insano portato avanti dai detrattori di questo pover'uomo. Le colpe sono degli altri. Come sempre. E ci mancavano i gesti di solidarietà di facciata di istituzioni, partiti e cariche. La vittima non è Berlusconi, anche perchè ne uscirà solo rafforzato. Le vittime siamo noi. Noi che ce lo abbiamo, noi che abbiamo permesso che ci sia, noi che ci siamo fatti corrompere, noi che non facciamo politica ma guerriglia disorganizzata o ce ne infischiamo, a seconda. Le vittime siamo noi, non Berlusconi...che da domenica è pure più forte.

giovedì 3 dicembre 2009

La guerra dell'acqua

Riporto un comunicato importante per sensibilizzare su una questione su cui si sta ponendo poca l'attenzione. Lo stesso modo (sornione) in cui è inserita la riforma di privatizzazione dell'acqua nella prossima finanziaria dovrebbe far riflettere. Di seguito: spunti di riflessione e incontri per approfondire il tema. Occhio che tra le date compare anche Trento. "Dall’America latina all’Europa, i protagonisti delle battaglie internazionali in difesa dell’ acqua per una serie di incontri e conferenze: Dalla Bolivia Oscar Olivera, dal Messico Raquel Gutierrez, dall’Irlanda John Holloway, dall’Italia padre Alex Zanotelli. Testimonianze e confronti sul valore rivoluzionario del bene comune acqua, che attorno a sé riassume le contraddizioni della nostra epoca, ispirando la creazione di nuovi orizzonti possibili. Un evento tanto più significativo, nell’Italia che privatizza l’acqua. Verrà presentato il libro “La Rivoluzione dell’Acqua – La Bolivia che ha cambiato il mondo” [ed. Carta – a cura di Yaku], sulla Guerra dell’Acqua di Cochabamba di cui cadono i dieci anni. Insieme agli autori, Oscar Olivera e Raquel Gutierrez e la partecipazione di John Holloway. Il libro “La Rivoluzione dell’Acqua” sarà distribuito in Trentino con il settimanale carta venerdì 27 novembre, e a tutti gli abbonati in Italia. —————————————————– Aprile del 2000: in Bolivia un popolo viene ridotto alla sete in nome del profitto. La multinazionale statunitense Bechtel privatizza la rete idrica della città di Cochabamba. Il costo dell’acqua diventa insostenibile. La già poverissima popolazione boliviana si ribella e si organizza. Nasce la Coordinadora en defensa del agua y la vida, un coordinamento che raccoglie contadini, indigeni, donne, vecchi, professionisti, giornalisti, minatori: insieme per dire basta all’ennesimo sfruttamento indiscriminato. Dopo mesi di duro confronto per le strade, la Bechtel è costretta a recedere e la popolazione cochabambina si riappropria dell’acqua, sacra per la gente delle Ande. E’ la Guerra dell’Acqua di Cochabamba, il primo conflitto in nome dell’oro blu: un evento spartiacque che ha aperto gli occhi al mondo sui limiti di un sistema economico globale che arriva a togliere l’acqua agli esseri umani in nome dello sfruttamento e dei profitti. Novembre 2009: in Italia il governo privatizza l’acqua attraverso l’articolo 15 del decreto legge 135. E’ la messa sul mercato di un bene essenziale per la vita e di un diritto inalienabile. A quasi dieci anni di distanza, la lotta contro la mercificazione dei beni comuni segna la storia di due Paesi molto diversi fra loro. In Bolivia l’acqua è stata inserita nella Costituzione come diritto umano inalienabile. In Italia che succederà? Se ne discuterà assieme ai grandi protagonisti delle lotte sociali di questo decennio, per un confronto con i comitati locali ed i territori : con Oscar Olivera, della Coordinadora del Agua y la Vida di Cochabamba, Bolivia, che fu uno dei protagonisti della Guerra dell’Acqua. Con Raquel Gutierrez, attivista e sociologa messicana, durante la Guerra dell’Acqua si occupava della comunicazione. E la partecipazione di John Holloway,politologo e scrittore, autore del libro – cult "Cambiare il mondo senza prendere il potere". Un viaggio fra le città italiane – Trento, Lucca, Roma, Bari, Padova, Belluno – per uno spaccato della situazione del nostro Paese, con incontri con la società civile, le Università, i movimenti sociali. Inoltre: collegamenti in diretta con il Forum sull’Ambiente di Copenhagen (dal 7 al 17 dicembre), e uno sguardo sul cammino democratico della Bolivia, che il 7 dicembre avrà affrontato l’importante appuntamento con le elezioni presidenziali. Ad ogni incontro, sarà presentato il libro “La Rivoluzione dell’Acqua: la Bolivia che ha cambiato il mondo” ed. Carta, a cura dell’associazione Yaku. CALENDARIO DEGLI INCONTRI: A TRENTO IL 10 E 11 DICEMBRE (scarica la locandina dell’evento) 10 DICEMBRE ORE 20,30 AL TEATRO SAN MARCO – Via San Bernardino, 8 . L’acqua pubblica, i territori e l’autogoverno. L’esperienza della Guerra dell’Acqua di Cochabamba assieme ai suoi protagonisti. Oscar Olivera, Raquel Gutierrez, John Holloway insieme a Padre Alex Zanotelli, per un incontro pubblico, al quale parteciperà anche Michele Nardelli, del Forum Trentino per la Pace. 11 DICEMBRE ORE 9 PRESSO LA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO Incontro con l’assessore alla Solidarietà e Convivenza, Lia Giovannazzi Feltramie Oscar Olivera sul progetto di cooperazione internazionale Scuola Andina dell’Acqua, sostenuto dalla P.A.T. e gestito da Yaku assieme alla Fundacion Abril e alla Coordinadora del Agua y la Vida di Cochabamba 11 DICEMBRE ORE 11 – 13, UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI TRENTO, FACOLTA’ DI SOCIOLOGIA via Verdi, 26 – aula 12 – primo piano Seminario: “La guerra dell’acqua a Cochabamba come laboratorio di un’altra politica: esperienza di emancipazione e partecipazione sociale Presentazione del libro curato dalla Associazione Yaku: “La rivoluzione dell’acqua: la Bolivia che ha cambiato il mondo con: Oscar Olivera, Raquel Gutierrez, John Holloway e i Docenti Giovanna Gadotti, Lauro Struffi Dal 5 al 15 dicembre presso il Centro di Formazione alla Solidarietà di Trento, via San Marco, mostra fotografica di Lorenzo Scaldaferro: 20 bianco/neri sui progetti di yaku in Bolivia A CAPANNORI (Lucca) IL 12 DICEMBRE Conferenza e presentazione libro, con l’Osservatorio per la pace di Capannori, il “comune virtuoso d’Italia” con: Oscar Olivera, Raquel Gutierrez, John Holloway A ROMA IL 14 E 15 DICEMBRE 14 dicembre presso la sede di Carta, incontro conviviale 15 dicembre alle 15 presso l’Università La Sapienza, facoltà di Fisicica, incontro con gli studenti dell’Onda e i comitati del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua con: Oscar Olivera, Raquel Gutierrez, John Holloway A BARI IL 17 DICEMBRE Con Nichi Vendola, governatore della Puglia, e il Comitato pugliese Acqua bene Comune, incontro pubblico presso l’Acquedotto Pugliese con: Oscar Olivera A PADOVA IL 18 DICEMBRE Con Radio Sherwood e Ya Basta, Oscar Olivera racconta del cammino democratico della Bolivia post elezioni con: Oscar Olivera A BELLUNO IL 20 DICEMBRE Con Ya Basta ed i comitati del nordest in difesa dell’acqua pubblica, del Comitato Bellunese Acqua Bene Comune con: Oscar Olivera

lunedì 23 novembre 2009

Corruzione? Reato minore...

Uno degli "effetti collaterali" di cui non ci è stato consigliato di leggere nelle istruzioni per l'uso del ddl sui processi abbreviati, è quello del declassamento del reato di corruzione a reato minore, per i quali appunto, sarà validato il ddl. Un'ottima idea nell'Italia dilaniata da mafia, camorra, andrangheta e berlusconismo. Il decreto se approvato, rischia di minare definitivamente lo Stato di diritto, e questa dovrebbe essere la prima preoccupazione di ogni cittadino. Siamo ad un punto di svolta, senza essere minimamente drammatici. La corruzione mina le basi del nostro paese, rende la concorrenza ancor più imperfetta, i mercati meno efficienti ed efficaci, le politiche sociali, economiche, istituzionali precarie, il sistema giudiziario debole, il valore aggiunto corroso, il capitale intellettuale arretrato. Realisticamente, a livello legislativo, può accadere ben poco di peggio. Butta male per l'Italia, e sì, anche per quella parte che non se ne sta rendendo conto e pensa ancora alle logiche di partito. Ci finiremo in mezzo tutti, nessuno escluso.

martedì 17 novembre 2009

Firmate la petizione contro il ddl sui processi abbreviati

Si mobilita anche Saviano contro il DDL promosso da Berlusconi per vedere i suoi processi estinti. Ce la vogliono far passare come una legge indispensabile per snellire i processi, ma i processi non si snelliscono anticipando le date di prescrizione bensì riformando il sistema procedurale del diritto penale, riforma che non è minimamente prevista dal DDL perchè non è questo lo scopo perseguito da Berlusconi. Più chiaro di così...Si è mobilitato in proposito anche Saviano con una petizione per la quale da domenica 15 ad oggi ha già raccolto 150.000 firme. Ecco l'appello dello scrittore che sottoscrivo in pieno: "PRESIDENTE, RITIRI QUELLA NORMA DEL PRIVILEGIO SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei. Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia. Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia." ROBERTO SAVIANO Per firmare la petizione clicca qui

giovedì 8 ottobre 2009

Barlumi

Lasciando perdere i toni entusiastici della sinistra e dei giornali ad essa collegati, mi va comunque di festeggiare simbolicamente un'importante, direi fondamentale, vittoria per la nostra democrazia in merito alla bocciatura della corte costituzionale del Lodo Alfano, giudicato finalmente anti-costituzionale. Un'importante segnale nei confronti di tutti i cittadini italiani, di qualsiasi schieramento politico. Se di fatto la giustizia non sarà mai uguale per tutti purtroppo, quantomeno oggi lo potrà essere formalmente un po' di più di ieri. E la forma conta ancora qualcosa quando si parla di diritti e doveri paritari di un popolo.

mercoledì 23 settembre 2009

A volte accade che...

...il falso in bilancio non sia più reato. A volte accade che per recuperare un po' di denaro, si commetta un illecito per rispondere ad un altro illecito anonimo. A volte accade che si parli per un anno e più di politiche economiche chiare, pulite e volte a penalizzare chi le sporca, per poi fare una pernacchia a tutto e tutti ed aggirare. A volte accade che gli scudi non siano più utilizzati per difendersi, ma per nascondere. Siamo ad un passo dall'ennesima porcheria che sputa in faccia a chi ha sempre cercato di rimanere nel giusto. Kili di merda.

venerdì 4 settembre 2009

Videocracy

Sta per uscire al festival del cinema di Venezia: Videocracy, film/documentario prodotto da Lars Von Trier e girato dal regista italo/svedese Erik Gandini. Il tema è quello attualissimo dell'influenza che la tv ha sul popolo italiano e come questo sia stato strumentale alla creazione del berlusconismo e soprattutto alla creazione di un sistema valoriale estremamente distorto. Rai e mediaset hanno già oscurato il trailer. D'altra parte è l'atteggiamento di chi non ha niente da nascondere.

mercoledì 2 settembre 2009

La strategia della menzogna, di Ezio Mauro direttore de La Repubblica

Vale la pena riportare questo editoriale di oggi di Ezio Mauro. Uno dei pochi a fare informazione ed ad opporsi alle menzogne protratte dal nostro presidente del consiglio.

POICHE' la sua struttura privata di disinformazione è momentaneamente impegnata ad uccidere mediaticamente il direttore di "Avvenire", colpevole di avergli rivolto qualche critica in pubblico (lanciando così un doppio avvertimento alla Chiesa perché si allinei e ai direttori dei giornali perché righino dritto, tenendosi alla larga da certe questioni e dai guai che possono derivarne) il Presidente del Consiglio si è occupato personalmente ieri di "Repubblica": e lo ha fatto durante il vertice europeo di Danzica per ricordare l'inizio della Seconda guerra mondiale, dimostrando che l'ossessione per il nostro giornale e le sue inchieste lo insegue dovunque vada, anche all'estero, e lo sovrasta persino durante gli impegni internazionali di governo, rivelando un'ansia che sta diventando angoscia. L'opinione pubblica europea (ben più di quella italiana, che vive immersa nella realtà artefatta di una televisione al guinzaglio, dove si nascondono le notizie) conosce l'ultima mossa del Cavaliere, cioè la decisione di portare in tribunale le dieci domande che "Repubblica" gli rivolge da mesi. Presentata come attacco, e attacco finale, questa mossa è in realtà un tentativo disperato di difesa. Non potendo rispondere a queste domande, se non con menzogne patenti, il Capo del governo chiede ai giudici di cancellarle, fermando il lavoro d'inchiesta che le ha prodotte. È il primo caso al mondo di un leader che ha paura delle domande, al punto da denunciarle in tribunale. Poiché l'eco internazionale di questo attacco alla funzione della stampa in democrazia lo ha frastornato, aggiungendo ad una battaglia di verità contro le menzogne del potere una battaglia di libertà, per il diritto dei giornali ad indagare e il diritto dei cittadini a conoscere, ieri il Premier ha provato a cambiare gioco. Lui sarebbe pronto a rispondere anche subito se le domande non fossero "insolenti, offensive e diffamanti" e fossero poste in altro modo e soprattutto da un altro giornale. Perché "Repubblica" è "un super partito politico di un editore svizzero e con un direttore dichiaratamente evasore fiscale". OAS_RICH('Middle'); Anche se bisognerebbe avere rispetto per la disperazione del Primo Ministro, l'insolenza, la falsità e la faccia tosta di quest'uomo meritano una risposta. Partiamo da Carlo De Benedetti, l'editore di "Repubblica": ha la cittadinanza svizzera, chiesta come ha spiegato per riconoscenza ad un Paese che ha ospitato lui e la sua famiglia durante le leggi razziali, ma non ha mai dismesso la cittadinanza italiana, cioè ha entrambi i passaporti, come gli consentono la legge e le convenzioni tra gli Stati. Soprattutto ha sempre mantenuto la residenza fiscale in Italia, dove paga le tasse. A questo punto e in questo quadro, cosa vuol dire "editore svizzero"? È un'allusione oscura? C'è qualcosa che non va? Si è meno editori se oltre a quello italiano si ha anche un passaporto svizzero? O è addirittura un insulto? Il Capo del governo può spiegare meglio, agli italiani, agli elvetici e già che ci siamo anche ai cittadini di Danzica che lo hanno ascoltato ieri? E veniamo a me. Ho già spiegato pubblicamente, e i giornali lo hanno riportato, che non ho evaso in alcun modo le tasse nell'acquisto della mia casa che i giornali della destra tengono nel mirino: non solo non c'è stata evasione fiscale, ma ho pagato più di quanto la legge mi avrebbe permesso di pagare. Ho versato infatti all'erario tasse in più su 524 milioni di vecchie lire, e questo perché non mi sono avvalso di una norma (l'articolo 52 del D. P. R. 26 aprile 1986 numero 131, sull'imposta di registro) che, ai termini di legge, mi consentiva nel 2000 di realizzare un forte risparmio fiscale. Capisco che il Premier non conosca le leggi, salvo quelle deformate a sua difesa o a suo privato e personale beneficio. Ma dovrebbe stare più attento nel pretendere che tutti siano come lui: un Capo del governo che ha praticato pubblicamente l'elogio dell'evasione fiscale, e poi si è premurato di darne plasticamente l'esempio più autorevole, con i quasi mille miliardi di lire in fondi neri transitati sul "Group B very discreet della Fininvest", sottratti naturalmente al fisco con danno per chi paga le tasse regolarmente, con i 21 miliardi a Bettino Craxi per l'approvazione della legge Mammì, con i 91 miliardi trasformati in Cct e destinati a non si sa chi, con le risorse utilizzate poi da Cesare Previti per corrompere i giudici di Roma e conquistare fraudolentemente il controllo della Mondadori. Si potrebbe andare avanti, ma da questi primi esempi il quadro emerge chiaro. Il Presidente del Consiglio ha detto dunque ancora una volta il falso, e come al solito ha infilato altre bugie annunciando che chi lo attacca perde copie (si rassicuri, "Repubblica" guadagna lettori) e ricostruendo a suo comodo l'estate delle minorenni e delle escort, negando infine di essere malato, come ha rivelato a maggio la moglie. Siamo felici per lui se si sente in forze ("Superman mi fa ridere"). Ma vorremmo chiedergli in conclusione, almeno per oggi: se è così forte, così sicuro, così robusto politicamente, perché non provare a dire almeno per una volta la verità agli italiani, da uno qualunque dei sei canali televisivi che controlla, se possibile con qualche vera domanda e qualche vero giornalista davanti? Perché far colpire con allusioni sessuali a nove colonne privati cittadini inermi come il direttore di "Avvenire", soltanto perché lo ha criticato? Perché lasciare il dubbio che siano pezzi oscuri di apparati di sicurezza che hanno fabbricato quella velina spacciata falsamente dai suoi giornali per documento paragiudiziario? Se Dino Boffo salverà la pelle, dopo questo killeraggio, ciò accadrà perché la Chiesa si è sentita offesa dall'attacco contro di lui, e si è mossa da potenza a potenza. Ma la prossima preda, la prossima vittima (un magistrato che indaga, una testimone che parla, un giornalista che scrive, e fa domande) non avendo uno Stato straniero alle spalle, da chi sarà difeso? L'uomo politico passato alla storia come il più feroce nemico della stampa, Richard Nixon, non ha usato per difendersi un decimo dei mezzi che Berlusconi impiega contro i giornali considerati "nemici". Se vogliamo cercare un paragone, dobbiamo piuttosto ricorrere a Vladimir Putin, di cui non a caso il Premier è il più grande amico.

lunedì 13 luglio 2009

Provocazione o meno serve una scossa!

Ieri Beppe Grillo ha esternato la sua intenzione (provocazione?) a candidarsi come segretario del PD alle prossime primarie. In fondo gli basta raccogliere 2000 firme a sostegno entro il 23 luglio, cosa tutt'altro che impossibile se pensiamo che per il vaffanculo day le firme raccolte per una proposta di legge depositata in parlamento ( e anti-democraticamente mai più valutata dai parlamentari) ne raccolse oltre 300.000. 
Personalmente ritengo la sua candidatura una provocazione, nel senso che se davvero riuscisse a candidarsi darebbe forse quella scossa necessaria ad una sinistra idealmente e fattualmente morta. Possibile che sia Beppe Grillo a dover sollevare certe questioni da ormai una decina d'anni e più? possibile che la sinistra non si faccia carico delle questioni sollevate e non le analizzi/porti avanti da un punto di vista politico e non solo polemico? Deve pensarci Grillo?
Ebbene che ci pensi lui allora. Lo appoggio in pieno. Male sicuro non può fare. Gli hanno detto da sinistra: "la politica è un'altra cosa". Ah si? E quale? Stare a guardare mentre il paese va a rotoli ed essere la metà sbiadita della medaglia di destra? Se questa è la politica, Beppe ha fatto ben più che politica negli ultimi anni. Politca del consumo critico, della consapevolezza, dell'informazione libera. E nel caso dovesse riuscire in questa nuova impresa il PD non potrà che vergognarsi di se stesso, per non essere riuscita a proporre idee, soluzioni nuove, contrasto. Cose che Grillo ha fatto e continua a fare, a modo suo certo (può piacere o meno intendiamoci), ma lo ha sempre fatto raccontando tante verità scomode. 
Il PD ed i propri segretari invece di preoccuparsi su come contrastare questa minaccia (manna?) dovrebbero piuttosto provare a stendere un loro programma credibile...in fondo basterebbe prendere spunto proprio da Beppe :-)
Il primo sostenitore di Beppe comunque è Antonio Di Pietro, manco a dirlo, che ha scritto oggi la seguente lettera al genovese:
Caro Beppe, è assurdo quello che sta accadendo nel PD: scaricano te, tacciandoti di essere semplicemente un comico, ma sei l’unico ad aver già esposto un programma, che noi dell’Italia dei Valori condividiamo in pieno ed appoggiamo. Già! Il tuo è l’unico programma, in quanto gli altri candidati a segretario di quel partito ancora non ci hanno fatto conoscere il loro. Il Parlamento pulito, la legge sul conflitto d’interessi, l’acqua pubblica, il no al nucleare e lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, il massimo di due legislature per i parlamentari, wi-fi gratuito, l’informazione libera con il ritiro delle concessioni televisive di Stato ad ogni soggetto politico: tutti punti che l’Italia dei Valori sta portando avanti da tempo e che, per questo, condivide. Insomma un programma serio, concreto e che, forse, proprio per questo porta i Soloni della politica a irriderlo. Antonio Di Pietro
Idee ce ne sarebbero, avesse la possibilità di metterle in pratica si inizierebbe a ragionare...
Go Beppe!

venerdì 26 giugno 2009

Citizen Berlusconi

Ci sono voluti 5 anni affinchè una tv italiana trasmettesse il documentario Citizen Berlusconi realizzato da PBS, tv americana che lo ha girato nel 2004. Oggi è andato in onda su "current" canale tv della piattaforma sky sconosciuto ai più (altrimenti mica avrebbe potuto trasmetterlo).
Vi consiglio di procurarvelo, guardarlo e farlo girare. Contiene un ottimo riassunto e "qualcosa di più" sulle malefatte di Berlusconi ma soprattutto del mediaset pensiero e della dittatura mediatica attuale italiana dove non può esistere contraddittorio, dove non esistono i fatti e l'informazione, dove la costituzione rimane un fastidio, un sasso nella scarpa di Citizen "Kane" Berlusconi. Si parte dalla fondazione di Fininvest, dalla politica resa spettacolo, dalla presidenza del Milan sfruttata per farsi largo nei cuori delle famiglie italiane, dalla vita privata resa volontariamente pubblica, per arrivare al controllo di parlamento, rai, aziende influenti e ai licenziamenti dei grandi Santoro e Biagi. Tutte cose che ci sono passate davanti in questi anni e fa specie rivedere tutte insieme e pensare amaramente che non è cambiato nulla, anzi.
Guardatelo ed incazzatevi ancora. E poi ri-incazzatevi perchè non siamo riusciti a fare nulla...primi quelli che potevano farlo perchè all'opposizione. 

lunedì 22 giugno 2009

Iran: 20 anni dopo un'altra Tiananmen

4 giugno 1989: a Pechino proteste studentesche contro il regime totalitario cinese vengono represse con la forza. La data passerà alla storia come un giorno da ricordare nella lotta a tutti i regimi totalitari. L'immagine qui a fianco e pochissime altre, fanno il giro del mondo. Nei giorni e negli anni seguenti il regime cinese tentò e tenta tutt'oggi di cancellare l'onta di quella rivoluzione, togliendola dai libri di storia, non menzionandola mai nei propri organi di comunicazione e cancellando di fatto la memoria storica che solo le generazioni viventi in quel periodo conservano e per fortuna tramandano.
12 giugno 2009: a Theran si assiste alla più grande rivoluzione popolare che il paese ricordi. Dopo anni di regime dittatoriale, le elezioni popolari vengono vinte ancora una volta attraverso irregolarità nello scrutinio dei voti, da Ahmadinejad. Oltre 2 milioni di Iraniani riformisti e vogliosi di libertà scendono in piazza per protestare, chiedendo dove sono finiti i loro voti. 
La storia si ripete, il gioco dei regimi è perpetuo.  Oscurantismo, oppressione, repressione.
Ed ecco cosa succede mentre il regime oscura le comunicazioni e vieta l'entrata ai giornalisti di tutto il mondo:
La lotta per la democrazia è appena iniziata. Resistenza. Solidarietà.

mercoledì 17 giugno 2009

Considerazioni sul post-liberismo

Post socialismo e post liberismo sono temi molto trattati dall'economia di questo ultimo anno di crisi economica globale. E se di post socialismo in particolare si può parlare a ragion veduta dopo gli esiti delle elezioni europee che hanno visto le sinistre di tutta Europa annegare in un bagno di sangue (del proprio ahimè), è pur vero che anche il liberismo può definirsi in una fase avanzata di superamento. La crisi economica infatti ha portato i liberisti convinti, gli Smithiani (da Adam Smith, teorizzatore della mano invisibile del mercato che tutto regola e fa girare), e quindi le destre dei paesi del G8 su tutti, ad applicare principi lungi dall'essere parte della teoria economica liberista, bensì più socialisti. 
L'interventismo statale, così come il protezionismo e le pratiche di liquidazione pubbliche, sono state e sono tutt'ora la spina dorsale del nuovo corso economico con il suo pacchetto di interventi a sostegno di aziende private, banche, assicurazioni. E' successo quindi che chi professava il libero mercato, la neutralità dello stato a qualunque costo ecc., si sia dovuto ricredere dall'oggi al domani a causa del crollo delle fondamenta stesse su cui si basava quel credo. Principi propri del socialismo sono quindi venuti in soccorso delle teorie economiche più liberali, disarmando di fatto le sinistre di tutti i paesi che si sono ritrovate ad essere letteralmente svuotate dei propri contenuti riformisti, d'improvviso invecchiati e non più attuali in quanto già propri delle destre. 
Ci si chiede il perchè della caduta della sinistra, beh credo che frammentazione a parte (comunque causa principe della situazione attuale non solo in Italia) il motivo primario sia da individuarsi in questo. La destra ha avuto la faccia tosta di rinnegarsi e rigenerarsi facendolo, la sinistra non è stata nemmeno in grado di rendersene conto, di farsi le domande giuste e di farlo notare quanto avrebbe dovuto.  Purtroppo.
E' lecito quindi parlare di ideologie "post".
Si collega a questo tra l'altro, il ragionamento se così si può chiamare, di Berlusconi sui media che gli danno contro (lo dice lui). Il "consiglio" dato pubblicamente qualche giorno fa dal premier alle aziende Italiane in merito a come dirottare le proprie campagne pubblicitarie da media che lui definisce "catastrofisti", ad altri più in linea con il suo pensiero (di regime), non può che ascriversi ad un superamento di ideologia liberista, seppur inconscio.
Può infatti Mr Mediaset, Mr Mondadori, Mr Marketing, invitare le aziende italiane dall'alto del suo trono, a scegliere i propri investimenti pubblicitari sulla base di presunti contenuti negativi di un mezzo (si riferiva in particolare alle TV non detenute in prima persona e ai giornali non di porprietà) e non sulla base di criteri come la profittabilità del mezzo, l'audience raggiunto, il target di riferimento, la credibilità e la solidità del gruppo?
Alla faccia della mano invisibile del mercato...
Eh si, in Italia come sempre le questioni ideologiche sono sempre più complicate che in altre situazioni geografiche e in questo caso lo scenario si profila agghiacciante non solo per gente di sinistra, ma anche per chi a destra crede veramente in determinati principi economici di mercato. Sempre che nelle dichiarazioni dei nostri politici si vogliano cercare certi riferimenti e certi "superamenti".
Di cosa parliamo allora: Post-liberismo o mediaset pensiero?

martedì 9 giugno 2009

Di crisi e di colpe

Riporto un articolo di Repubblica che ben riassume la situazione dopo le europee. Ad ognuno le sue colpe. Gi che ci sono aggiungo che Olanda, Ungheria e Gran Bretagna, oltre all'Italia, manderanno in parlamento chi 2, chi 4 parlamentari di estrema destra e dichiaratamente nazionalsocialisti. Crisi e diffidenza dilagano come la peste...

Che siano al potere o all'opposizione, i partiti conservatori hanno approfittato delle paure degli elettori di fronte alla crisi. La sinistra, in netto calo in tutto il continente, attraversa una "crisi di linguaggio": non è riuscita a parlare al suo elettorato di riferimento, sostiene La Repubblica.

"L'Europa della crisi e delle grandi paure guarda a destra", commenta il corrispondente da Bruxelles de La Repubblica Andrea Bonanni di fronte ai risultati delle elezioni europee. Il successo dei popolari e la drammatica crisi dei socialisti sono infatti il dato più evidente all'indomani del voto.

"La destra moderata riesce paradossalmente a incassare su due fronti: dove è al governo, come in Francia, in Italia, in Germania, vince il messaggio di forza tranquilla, in grado di intercettare e calmare le paure dell’elettorato", scrive Bonanni. "Là dove è all’opposizione, come in Spagna o in Gran Bretagna, incassa invece il dividendo del voto di protesta che fa pagare alle forze di governo lo scotto della crisi economica."

Il Pse raccoglie invece ancor meno di quanto ci si aspettasse. I socialisti europei attraversano una grave "crisi di linguaggio: una afasia nei confronti del proprio elettorato tradizionale e di quello potenzialmente nuovo." Il calo socialista è parzialmente compensato dai buoni risultati dei Verdi, soprattutto in Francia, e dell'estrema sinistra. Ma a crescere è soprattutto la destra antieuropea, che in Gran Bretagna, Austria, Paesi Bassi e Ungheria ha saputo sfruttare la paura per le conseguenze sociali della crisi e il desiderio di un nuovo "ordine morale e razziale".

Il risultato delle elezioni, infine, dovrebbe spianare definitivamente la strada alla riconferma del presidente della Commissione, il popolare José Manuel Barroso. Il crollo dei laburisti sembra invece offuscare la stella di Tony Blair, candidato al posto di primo presidente Ue. I socialisti restano però la seconda forza a Strasburgo e con ogni probabilità rivendicheranno comunque la poltrona. E "quale candidato risulterebbe meno 'socialista' e più gradito alle destre che l’ex premier britannico?", conclude Bonanni.

lunedì 8 giugno 2009

Gli effetti della disinformazione

La campagna elettorale in vista delle Europee si è svolta in questo modo: 4 settimane dedicate alla xenofobia e ai respingimenti degli immigrati, spacciati per grandi risultati politico/sociali, 2 settimane di propaganda scandalistica sulle doti virili di Berlusconi e conseguente esposizione mediatica per il PDL; 3 giorni di scandalo Mills prontamente insabbiato (ma il reato sussiste); 2 serate di 47 minuti su rai-2 e 90 minuti su sky dedicate al pdl con Berlusconi presente in trasmissione; 15 minuti su rai-3 per Franceschini, 8 minuti per Di Pietro. I vari telegiornali nazionali hanno poi dedicato i loro miseri servizi pre-elezioni a delle brevissime carrellate sui principali esponenti dei Radicali e Lista Melchiorre. Praticamente zero lo spazio concesso agli altri pariti: su tutti le liste civiche, rinfondazione, sinistra e libertà. A zero invece lo spazio dedicato all'informazione e alla sensibilizzazione in merito al ruolo del parlamento europeo, della sua importanza strategica per la formulazione di leggi quadro fondamentali per il nostro e per gli altri paesi dell'Unione. Questo ha portato l'astensionismo a livelli molto alti anche se stranamente più bassi rispetto ad altri stati. Ciò di cui sopra invece ha portato ovviamente ad orientare i voti verso il pdl che comunque si riconferma per la sua politica maschia e populista, la prima scelta degli italiani. D'altra parte l'elettore di sinistra si trova in difficoltà per mancanza di leadership, di piani a lungo termine, di volti capaci di essere credibili. Fatale comunque l'errore di Sinistra e libertà e rifondazione di non presentarsi alle elezioni assieme ma come gruppi separati. Risultato? Mancato raggiungimento del quorum per entrambi. Non c'è stato comunque il plebiscito che si aspettava Berlusconi, e menomale, forse è stata una conseguenza positiva dell'astensionismo (Sicilia e Sardegna di solito bacino di voti di destra, praticamente non hanno votato: astensionismo al 50%, sempre per i motivi di cui sopra). Spiace vedere tutto questo astensionismo, spiace vedere che i media siano troppo impegnati in questioni scandalistiche rispetto ad impiegare lo spazio sulle loro pagine per informare la gente e renderla consapevole di temi importanti quali l'Europa. La colpa non è tutta loro ma di certo hanno grosse responsabilità.

mercoledì 3 giugno 2009

L'ora dell'estremo

Nella bolla di vuoto intellettuale che si è creata nella nostra politica, in un momento storico dove il dibattito tende a scomparire in favore di un plebiscito imposto dal pensiero mediatico, dove il contraddittorio si è tramutato in canzonatura e dove l'opposizione ha perso il senso di se, credo sia tempo in queste elezioni parlamentari europee di dare spazio a tutto ciò che in qualche modo potrebbe, almeno sulla carta, alzare il livello del dibattito, dello scontro se scontro deve essere. 
Credo che l'appiattimento delle ideologie che porta sinistra democratica ad aspirare ad un'immagine di destra (vedi PD nei confronti di PDL), il centro a ad essere centro e come tale poco utile alla causa, la destra ad essere sempre più estrema già di suo nel suo non essere nulla di concreto e credibile al di fuori del teleschermo e della influenza grazie ad esso esercitata, debba essere contrastato con voti che mirino a far superare il 4% a partiti nuovi o quantomeno a partiti in grado di porsi come radicali e decisi. Ancora: a personaggi politici che abbiano in se la forza intellettuale di controbattere, di comprendere il vuoto, di interpretarlo e di inserirvici in modo intelligente, non caciarone. Intellettuale. 
I partiti ci sono, piccoli, forse insignificanti, ma ci sono. Alcune personalità importanti come Valerio Evangelisti (scrittore ed intellettuale candidato per Rifondazione comunista) e Claudio Fava (giornalista, commissario di inchiesta sulle extraordinary rendition..., candidato per Sinistra e libertà) rispondono per vocazione e per passato militante a questo breve, personale, identikit del candidato verso cui far propendere il voto. Ognuno farà la propria scelta. Io personalmente credo sia ora di orientarla in maniera decisa verso una sinistra che per quanto debole, possa in qualche modo, piano piano, tornare ad acquisire credibilità di pensiero, ideologica prima che fattuale. E' ora di rompere quella bolla di cui sopra. Non succederà in queste elezioni, ma spero che almeno un piccolo seme si possa gettare lì, in quel parlamento Europeo che è destinato a giocare sempre più un ruolo fondamentale sulle nostre vite e che sarebbe un peccato lasciare in mano a grosse coalizioni mediatico/capitalistiche che già governano il nostro piccolo paese. Il bisogno di cambiare è estremo.