mercoledì 5 gennaio 2011

Interni di Ausonia: un capolavoro trascendentale

Ho terminato oggi in una giornata dedicata alle lettura il terzo capitolo di INTERNI, saga a fumetti ideata dall'artista toscano Ausonia. Ora posso ufficialmente affermare che si tratta di uno dei più bei fumetti di sempre. L'impalcatura che sorregge la trama è abbastanza semplice e portata avanti con relativa linearità nei primi due episodi...ma è nel terzo libro che tutto diventa chiaro, che tutto si complica, che i piani di realtà, finzione, lettura e scrittura si confondono in un meta fumetto che fa sognare e ragionare tantissimo chi lo approccia.

Nel raccontare la storia di uno scrittore di successo (un insettoide) stufo della gloria procuratagli dallo scrivere noiosi best seller, Ausonia ci porta all'interno della sua testa dove un editor mentale con il quale arriverà a scommettere di bruciare realmente tutte le sue tavole originali, lo spinge continuamente al confronto con il suo io, con le ragioni del suo essere, del suo scrivere e disegnare. Ne escono pagine bianche di solo testo in cui l'autore riflette sulla riproducibilità dell'opera stessa, sul significato sia per lo scrittore che per il lettore, di tendere alla ricerca di storie finite, che abbiano un senso di per se e quindi finte, lontane dall'infinito inseguire l'infinito della vita. Aus arriva quindi a parlare del senso stesso delle storie, della vita, del concetto di fine nelle opere artistiche. Lo fa passando da tavole a fumetti ad immagini fotografiche, parlando di se stesso come narratore e come schiavo del sistema consumistico fumettistico. E in una catarsi da brivido e commozione riesce pure a vincere la scommessa con il suo editor mentale bruciando tutte le sue tavole, fotografando l'atto e pubblicando tutto nel suo fumetto che è anche biografia, che è vita. La storia dell'insetto scrittore portata avanti per 2 volumi si perde quasi sullo sfondo di tutto questo per poi riprendersi nella pagine finali e contribuire a tirare le somme di quanto letto attraverso le 481 pagine dell'opera.

Ausonia trascende i generi, sconfina dal fumetto per entrare nel (foto)romanzo, si appropria di un medium troppo bistrattato per elevarlo a mezzo di comunicazione dal forte impatto comunicativo. Ed entra così a far parte di una schiera di autori consapevoli in grado di far ragionare il lettore sulla struttura stessa di ciò che sta leggendo e addirittura sull'opportunità di farlo nel qui ed ora. Solo Antonio Moresco in Italia è riuscito a fare altrettanto a mio parere. Solo Alan Moore nel fumetto internazionale (Promethea su tutti) è andato ancora (moltissimo) oltre.

Leggere interni eleverà la vostra concezione di fumetto all'ennesima potenza. Potete farlo adesso, acquistando le due ore più belle che possiate regalarvi in compagnia di una graphic novel: http://www.doubleshot.it/page3/page3.html

Per maggiori informazioni su ausonia: http://ausonia-23.blogspot.com/

Per ascoltare il disco Beauty Industries dei Groovenauti tratto dal precedente lavoro di Ausonia:
http://groovenauti.com/discografia/

martedì 4 gennaio 2011

Si alzi il sipario, dietro poco o nulla

E' da qualche giorno che, con più tempo a disposizione del solito (benedette ferie), mi informo, scavo, navigo, vago, mi perdo, mi trovo, mi annoio. E' una ricerca estenuante di stimoli che però arrivano scarsi. Pure quelli negativi, tanto che sembra di aver già parlato di tutto, sembra di essersi lamentati di tutto. E mi chiedo, è forse questo il mio problema più grande, forse anche quello della mia generazione? Sovrastimolati alla ricerca di continuo cibo per mente e corpo, tanto da smollare il già sentito, il già visto, il già dibattuto? Sarebbe un bel problema, sarebbe alto tradimento nei confronti di quella frase riportata in testa a questo blog...eppure... Eppure il primo post del 2011 non può che essere questo, non può che essere un'autocritica, una riflessione da cui partire.

domenica 26 dicembre 2010

Playlist 2010: i migliori dischi dell'anno

Di seguito pubblico come da tradizione la classifica di quelli che a mio parere sono stati i migliori dischi dell'anno. Quella del 2010 è stata un'annata davvero molto ricca di uscite sia in abito hiphop che rock, dub step e soul. E se sul primo posto di Aloe Blacc con il suo suono a metà tra Marvin Gaye e Steve Wonder creato dalla geniale band dei El Michaels Affairs, non ho mai avuto dubbi fin dal primo ascolto, gli altri album se la sono giocata fino all'ultimo. Rimangono fuori a malincuore dischi come "New Amerikah part 2" di Erika Badu, "Gutter Water" di Oh No + Alchemsit, "III" di The Budos Band e soprattutto 2 dischi che hanno segnato il mio 2010 ma che non essendo dischi usciti quest'anno non ho inserito nella classifica: Fat Freddy Drop "A true story" e "Mr Bondigga". Sarebbero ai primi posti. Decisamente. Procurateveli.

Qui potete scaricare e ascoltare una playlist di 30 minuti con pezzi tratti da alcuni degli album in classifica (è in mono causa problemi tecnici):

Playlist 2010 compiled by Luke.

martedì 14 dicembre 2010

Cosa rimane da dire?

Riporto da beppegrillo l'articolo che più rappresenta il mio pensiero dopo la disfatta di oggi con la fiducia comprata dall'impero del male...Per fortuna a Roma si vedono le avvisaglie della rivolta popolare. Bella consolazione. "1867,398 miliardi di euro è il nuovo record del debito pubblico. In ottobre ci siamo divorati 23 miliardi, a settembre il debito era di 1844 miliardi. Nello stesso giorno del record che ci trascina verso l'abisso economico, il 14 dicembre 2010, alla Camera dei deputati Berlusconi ha vinto per 314 a 311. Si è svolto nella sala di velluti rossi un confronto osceno di compari che sentono l'odore della rivoluzione nelle strade e cercano di salvarsi con un doppio carpiato come Fini, rinnegando 15 anni di inciuci come Bersani e Casini. Nell'aula ridotta a un palcoscenico di mestieranti con battute da avanspettacolo e applausi improvvisi che scacciavano la paura del futuro (come quelli alla bara portata a braccia quando esce dalla chiesa) ci sarebbe voluta la follia di un Lombroso per interpretare volti, smorfie, ghigni, gesti. Per illustrare una nuova antropologia: quella della merda. In un Parlamento di venduti non è possibile parlare di voti comprati, come non è possibile trovare vergini in un lupanare. La recita dei deputati ha avuto ancora una volta la sua rappresentazione. Attori con stipendi stellari, macchine blu, finanziamenti (furti) elettorali da un miliardo di euro bocciati da un referendum, giornalisti al loro servizio pagati con una mancia di 329 milioni mentre il Paese va a picco. Guardateli, non vi fanno schifo? La Camera dall'alto sembrava questa mattina un ritrovo di vecchi compari, Berlusconi che accarezza il collo di Casini, il Bocchino tradito, il Fini paralizzato da una votazione che lo manda in pensione dopo 40 anni di carriera politica in cui non ha visto nulla, sentito nulla, detto nulla prima di uscire dal sarcofago, la "vajassa" di Fassino. Le labbra della Mussolini e quelle della Carfagna, gli occhiali da sole di Frattini. Le donne incinte, tra cui l'avvocatessa del prescritto per mafia Andreotti in carrozzella. La corte dei miracoli aveva più dignità, un circo ha più serietà, un bordello più dignità. Nel 2011 la crisi economica spazzerà via questa umanità ridente che si è appropriata dello Stato e dei media. Straccioni sociali che hanno avuto nella politica l'unica via per il successo, per sentirsi importanti, indispensabili, "onorevoli". Io non salvo nessuno e auguro a tutti di ritirarsi per tempo, prima che lo faccia la Storia che è, come si sa, imprevedibile e feroce."

giovedì 25 novembre 2010

venerdì 8 ottobre 2010

Rom, capro espiatorio

Questo articolo di Gad Lerner è uscito su “Nigrizia” e successivamente su giornalismo partecipativo. Lo riporto così come è stato scritto dall'autore perchè rappresenta a pieno il mio pensiero sulla questione ROM e sull'incredulità davanti ad una situazione Francese che lascia sempre più interdetti. Populismo, razzismo, fatalismo. Ingredienti che nell'europa unità, ancorchè di comodo, vanno chiamati per nome e non fatti passare per manovre necessarie.

Scrivo nelle ore che precedono il digiuno di Kippur, cioè una giornata di riflessione, pentimento, remissione e espiazione.

Mi piacerebbe che Nicolas Sarkozy, memore delle sue lontane origini ebraiche e del suo legame più vivo con la tormentata Ungheria, si fermasse pure lui, in attesa del suono liberatorio dello Shofar, a riflettere sul danno da lui perpetrato per vanità e superbia: cioè all’unico scopo di far risalire il suo deludente indice di popolarità che ne rende problematica la riconferma all’Eliseo.

Il cittadino d’Europa divenuto presidente francese, potrebbe riconoscere il destino beffardo che ha scelto proprio lui, con quelle sue origini, per riproporre al centro della scena europea un popolo colpevole con cui prendersela: i rom. Sempre il medesimo destino beffardo ha voluto che il capro espiatorio prescelto sia un popolo cristiano, e a tutti gli effetti europeo. Né turchi, né africani, né arabi: sono autoctoni, generati dalle nostre manchevolezze secolari, i destinatari di un allarme strumentale e subdolamente enfatizzato come minaccioso. Sono i nostri nomadi, minoranza perseguitata del Novecento e ancora oggi vittima di pogrom nelle regioni orientali dell’Unione. Sarkozy che ha disposto espulsioni mirate dei rom, infrangendo così la civiltà prima ancora che la giurisdizione comunitaria, sa bene che l’opinione pubblica lo applaudirà senza distinguere dentro alla massa degli emarginati. Il pregiudizio non fa certo differenze tra il rom col passaporto francese (la stragrande maggioranza, come del resto in Italia) e quello giunto di recente dalla Bulgaria o dalla Romania. Li accomuna nella richiesta di espulsione, pronta a trasformarsi in richiesta di eliminazione laddove gli scarti umani in questione risultassero non estradabili. Nel corso del suo digiuno di Kippur, Sarkozy potrebbe meditare sul pregiudizio da lui alimentato, quasi che alcune decine di migliaia di devianti approdati da altri paesi dell’Unione, costituissero davvero un problema non gestibile con normali politiche di sicurezza da uno Stato che conta sessanta milioni di abitanti. Ma altrettanto profonda è la ferita inferta all’idea stessa di Unione Europea, con la richiesta di applicare uno stato d’eccezione alla normativa della libera circolazione dei cittadini comunitari. Neanche l’11 settembre 2001 era riuscito a interrompere quello straordinario progresso garantito dal Trattato di Schengen, per cui viaggiamo da un paese all’altro dell’Unione come su un unico territorio. La deroga pretesa per i rom costituisce un antefatto che verrà invocato di certo da altri governi, contro i rom stessi e contro altre minoranze nazionali. Sarkozy dovrebbe se non altro essere turbato dalla solidarietà immediata che gli è giunta dai governanti italiani, già inventori nel 2008 di un censimento etnico che riecheggiava le leggi razziali di settant’anni prima. E felici di armare la guardia costiera libica perché spari sui migranti del mare, possibilmente risparmiando i pescherecci italiani.

Russia chiama Italia

Resta da aggiungere che, visto da fuori, il nostro Paese pare immerso in un regime di ineccepibile democrazia. Ha proclamato l’assoluta indipendenza della magistratura e la punibilità di qualunque ingerenza nel suo operato. La legge sullo <<>> è all’avanguardia e parrebbe garantire l’autonomia... La realtà, invece, è che i principi fondamentali e democratici vengono cinicamente violati senza conseguenze. L’illegalità è più forte della legge. Il tipo di giustizia che avrai dipende dalla classe a cui appartieni. Al vertice ci sono i VIP: la mafia e gli oligarchi. E gli altri? Gli altri niente. da: La Russia di Putin Adelphi 2005. Somiglianze?

lunedì 20 settembre 2010

Mc Donalds - I Was Lovin It

Un uomo è disteso su un lettino. Si capisce subito che è morto: siamo in un obitorio e accanto a lui c'è una donna che lo piange. Pian piano l'inquadratura si allarga, e alla fine si vede cosa lo ha ucciso: un panino. Il Physicians Committee for Responsible Medicine (Pcrm), un'associaizone di medici, prende di mira McDonald's e senza mezzi termini condanna i suoi hamburger. Lo spot è stato lanciato negli Stati Uniti e contiene un messaggio chiaro: quei panini uccidono. Non un'accusa velata ma un vero spot contro la società della grande M, il cui logo è ben visibile alla fine dello spot con tanto di claim rivisitato "I was loving it". Uno spot contro colesterolo, pressione alta e rischi di infarto. Finalmente un advertising sfrontato quanto quelli delle multinazionali che predicano ecologia, salute ed interesse per l'essere umano. Mac su tutte...

giovedì 9 settembre 2010

Fine del supporto fisico?

E' di qualche giorno fa la notizia del buco di 1 miliardo di dollari accumulato dalla catena multinazionale di homentertainment più conosciuta al mondo: blockbuster. Una voragine gigantesca ed incolmabile dai finanziatori soprattutto perchè maturata anche a causa della chiusura di ben 1000 punti vendita in tutta America. Chiusure naturalmente causate da tutti noi, onnivori downloader sostenitori del copyleft e del file sharing più selvaggio. Chiusura quasi normale quindi ed annunciata che se da una parte invita ancora una volta di più aziende, lobby dell'intrattenimento e governi a ripensare totalmente le leggi sul copyright e a nuovi modelli di business che partano dai nuovi consumi generati dalla società del web 2.0, dall'altra parte deve far riflettere sull'estinzione del supporto fisico, del feticcio: la cassetta prima, il dvd poi, il blu ray domani. Tutti questi supporti sono destinati a lasciare il passo a servizi di download a pagamento (Apple ha appena lanciato una nuova innovativa I-tv) che non necessiteranno più di pesanti scaffali in grado di supportare la nostra videoteca, bensì di piccoli contenitori di infiniti dati video, audio e quant'altro. Un po' dispiace soprattutto ai nostalgici del supporto, ma sono profondamente convinto che a decretare la fine di esso, non siano stati tanto i "pirati" o i download a pagamento (che in USA sono molto più diffusi rispetto all'Europa), quanto le scellerate politiche commerciali e distributive di tutta la catena del valore del sistema cinematografico: casa di produzione, major, catena di distribuzione. Multinazionali multimilionarie che non si sono accorte che mentre il mondo accedeva al contenuto gratuitamente, invece di lavorare sulle modalità alternative di accesso e fruibilità, hanno perpetuato insistentemente la vendita del contenitore a prezzi folli e fuori mercato. Scorrete lacrime, disse il poliziotto.

sabato 4 settembre 2010

Viral marketing responsabile

Il viral marketing comprende tutte quelle attività di comunicazione rese possibili oggi dal web 2.0 e volte a diffondere un messaggio, un video, un immagine come una propagarsi virale appunto, all'interno della rete. Obiettivo vendere, sensibilizzare, fare conoscere, o semplicemente generare profitto. Ecco un esempio di viral marketing socialmente responsabile messo in piedi da un'associazione ambientalista americana. E' geniale.