Viviamo in tempi strani e bastardi. Il mondo torna indietro di 60 anni allo spettro nucleare, alla paura fottuta di mutazioni, radiazioni, tempeste atomiche, nevi nuclerari. Assistiamo impotenti allo sfaldarsi delle certezze, per l'ennesima volta. Guardiamo distrattamente dall'altra parte del mondo mentre nella nostra nazione si festeggia un ideale ormai andato perso da 150 anni. Esaltiamo la forza, la rabbia e l'orgoglio attraverso parate militari mentre ci apprestiamo a fornire armi, quella stessa forza e basi militari per combattere uno storico, folle, alleato.Guardiamo alle stragi con strafottenza, invochiamo la necessità di energia pulita accordandoci con i dittatori somali per stivare le scorie di quell'energia nella loro terra. Ci preoccupiamo perchè quelle scorie sono le stesse che ci fanno paura rivolgendo lo sguardo al giappone, ma allo stesso tempo abbiamo bisogno di loro per affrancarci dalla richiesta di energia estera e abbassare il deficit della nostra bilancia commerciale. E festeggiamo.
Guardiamo quasi con invidia alle rivoluzioni in atto, incapaci di dare vita alla nostra, poi reagiamo con sdegno se i rivoluzionari si posano sulla nostra terra. E intanto, festeggiamo.
Alcuni di noi, purtroppo la minoranza, è stanca del parlare, del promettere, del discorrere di politici corrotti e impuniti, ma non resiste al fascino di un applauso rivolto al parlamento, dove un anziano signore parla di un'Italia ormai passata, distrutta, rasa al suolo nei valori ed ideali.
E festeggiamo.
Facciamo zapping tra gli stimoli esterni, slalom tra le notize interne ed estere e componiamo il nostro blob personale.
Chi ci capisce più qualcosa si alzi in piedi.
Ah ecco, siete tutti seduti.